Lavorare in Inghilterra. Ma quanta cortesia?

23 febbraio 2013

“Passami il tuo CV che lo giro al mio capo!”

DAVID SHRIGLEY "How are you feeling?"

dalla mostra di DAVID SHRIGLEY “How are you feeling?”

Basta trascorrere in Inghilterra pochi giorni per rendersi conto che in questo paese la gentilezza rasenta l’affettazione, il che vuol dire che la gente passa con estrema facilità dall’essere cordiale al rompere le scatole.

Il Regno sembra Unito sotto il premuroso motto “Can I help you?” e ovunque si vada si viene assaliti da personale iper-disponibile. Il cameriere, il barista, il tipo allo sportello della banca, l’autista del bus, il commesso dell’ipermercato che ti accompagna personalmente dall’altra parte del negozio per mostrarti dove si trova il pangrattato.

Tutta questa gentilezza, inusuale per non dire sconosciuta all’italiano che approda in UK, all’inizio è ben gradita, dopo un po’ diventa fastidiosa e alla fine si rivela in tutta la sua ambiguità.

Insomma, questo livello di cura per il prossimo appare sospetto. Cosa c’è sotto?
Dopo oltre un anno vissuto qui, posso finalmente rispondere a questa domanda: è il money bellezza!

Prendiamo ad esempio una situazione tipica con la quale si scontra ogni italiano che si trovi in UK alla ricerca di lavoro.
L’italiano emigrante (che non parte più con la nave e la valigia di spago, come pensano quelli del documentario Girlfriend in a Coma, ma questa è un’altra storia) arriva in terra albionica, si sistema in ostello, scende a prepararsi la cena nella cucina comune e inizia a socializzare. Poi esce e conosce altra gente, locale e non. Racconta la sua storia, da bambino degli anni ’80 che ha sempre avuto tutto, a trentenne degli anni ’10 che non ha più niente, fino alla sua nuova condizione: emigrante in cerca di lavoro.

L’argomento “ricerca di lavoro” è quello che tratta tutti i giorni, più volte al giorno, con chiunque incontri. E lì la risposta del suo interlocutore è sempre la stessa: “Passami il tuo CV che lo giro al mio capo“.

Il neo-emigrato reagisce a questa esortazione in maniera variabile.
C’è l’ingenuo che ringrazia commosso e promette eterna devozione e regali all’interlocutore, c’è quello che, stizzito, commenta di essere andato via dall’Italia proprio per finirla con queste vie “preferenziali” vedendoci sotto lo spettro della parola nemica “raccomandazione” e c’è quello più scaltro che cerca la vera ragione di tanta cordialità da parte di uno sconosciuto e si pone la domanda cruciale “ma questo com’è che è così gentile con me? che ci guadagna?”.

E’ tutto lì.
Inutile dire che io, l’ingenua, ho offerto decine di birre a tutti quelli che mi hanno proposto di girare personalmente il mio CV ai loro capi, credendo, come un’odierna Candida, nella gratuita disponibilità di persone appena conosciute.

Tutto questo fino a quando (grazie a un CV girato di mano in mano) sono stata assunta da un’azienda grande.
Cioè fino a quando, il secondo giorno di lavoro, ho ricevuto la newsletter interna del reparto Risorse Umane dell’azienda, che ricordava ai dipendenti le posizioni aperte in azienda e che:

“Se hai un amico che potrebbe essere la persona giusta per giusta per questo posto, scrivici una mail allegando il suo CV e riceverai, in caso di sua assunzione, un premio di 500 Pound”.

Non era gentilezza gratuita, cristo!, era il potere dei soldi!
Sì, era quella che qua chiamano una “win-win situation”, nella quale ci guadagnano tutti: l’azienda che ci mette meno tempo a selezionare il nuovo dipendente, il tuo amico che ti ha segnalato e prende in cambio dei soldi e tu, neo-emigrato, che finalmente hai un lavoro.

E allora ben venga questa pratica. Ma.

La storia insegna che: l’estrema gentilezza dello sconosciuto verso di te non è una normale reazione al tuo (scarso) appeal e soprattutto, la prossima volta la birra fattela offrire tu dal tuo amico che t’ha trovato il lavoro, ok?, ché quello s’è appena intascato un mucchio di soldi così, all’acqua di rose!

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15 Risposte to “Lavorare in Inghilterra. Ma quanta cortesia?”

  1. Nemo said

    tutto vero, anche nella mia azienda c’e’ questa pratica, anzi, se vuoi girarmi il tuo CV…. 😛

    Cmq c’e’ anche la gentilezza formale che ha perso qualsiasi profumo di spontaneita’, come la porta aperta quando ci si incontra su lati opposti della porta, gesto puramente meccanico, e la gentilezza che nasconde fastidio, proprio ieri sera, mi sono beccato un piuttosto secco “siamo chiusi, thank you!”. Ma thank you de che???

  2. Ahahahah! Fantastico! Sono dei geni!…..posso girarti il mio CV? 😀

  3. Chiamali fessi, ‘sti inglesi 😀

  4. alcesti said

    A me é capitato quiquiqui, nella provincia italiana. Una sera ricevo una telefonata da un ex collega che quando lavorava nella mia stessa azienda manco mi salutava, mangiato vivo dal suo stesso spirito di competizione. Quella sera al telefono è cosí gentile, dice che sono intelligenteunaspannasopraglialtri, che potrei avere un lavoro migliore con annesso stipendio migliore, prospettive migliori etcetc. Io ringrazio il dottore e rifiuto il pacco Y. Giorni dopo, un po’ per caso e un po’ no, vengo a sapere che il recruiting faceva parte delle condizioni alle quali era stato assunto al suo nuovo posto di lavoro. Se ricevesse anche un piccolo bonus per questo, io non lo so, ma che rabbia! C’avevo quasi creduto!!!

  5. […] Smila Blomma in UK, “Lavorare in Inghilterra. Ma quanta cortesia?”: Il Regno sembra Unito sotto il premuroso motto “Can I help you?” e ovunque si vada si viene assaliti da personale iper-disponibile. Il cameriere, il barista, il tipo allo sportello della banca, l’autista del bus, il commesso dell’ipermercato che ti accompagna personalmente dall’altra parte del negozio per mostrarti dove si trova il pangrattato. […]

  6. natalia pi said

    hai capito?? se ti fa sentire meglio, cara Smila, anche io avrei offerto birre di qua e di la’ come una siema. siamo donne dal cuore puro…
    senti, ma che e’ il docu Girlfriend in a Coma?? sono curiosa!
    saluti dal Lago Titicaca

  7. io li schiaffeggerei quando tossiscono o si schiariscono la gola e ti chiedono scusa. mah. that’s quite alright.

  8. e la cosa dei 500 pound di ricompensa da noi non si fa mica!

  9. Articolo super-bello! Sono quasi d’accordissimo.

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