Leaving do

22 agosto 2015

“Ti giuro che vedere il tuo capo che canta Sex Bomb non ha prezzo”
(io a mia sorella, oggi)

Alle 4.50 chiamo la reception e chiedo un taxi.

Alle 5 in punto, come in tutti gli uffici inglesi che rispettino, spengo il computer. Poi mi ritiro in bagno con le colleghe per un veloce ritocco a trucco e parrucco.
Oggi è il giorno del mio leaving do e i colleghi mi hanno organizzato una sorpresa. So solo che usciamo dopo lavoro, ma non cosa si farà.

Alle 5.10 siamo al primo pub. Pinte di birra e sidri sorseggiate su un terrazzo ventoso, pienissimo e molto, molto umido.

Non ho ancora idea che quella che adesso sembra una normale uscita post lavoro stia per trasformarsi in un’escalation di tamarraggine di livelli epici che finirà solo alle 2.30.

In mezzo, una serie di attività di dubbio gusto e sicura esuberanza. Condite con una giusta dose di spudoratezza e un’inesplicabile bramosia di vida loca.

Litri di birra continuano a scorrere mentre tutti insieme ci cambiamo le scarpe per giocare a bowling. Io non ho mai giocato prima d’ora, ma me la cavo incredibilmente bene. Verso la fine, però, siamo tutti un po’ più incapaci. Che l’alcool stia influendo negativamente sulle nostre performance?

Andiamo a cena, e per lo più beviamo birre. Mangiamo, ma non è quello il punto. Il punto, è evidente, sono le birre. E tutto sta diventando più chiassoso, e i segreti si stanno svelando e gli atteggiamenti riservati che avevamo fino a tre ore fa, boh, saranno rimasti in ufficio.

Andiamo in un altro pub e restiamo intrappolati due ore tra bersaglio e freccette. Io sono una schiappa e mentre mi vengono servite altre pinte mi chiedo come mai gli inglesi, specialmente se corrotti dall’alcol, amino tanto i giochi in cui si deve prendere la mira. Ma la cosa più esilarante è il capo che conta i punti con la serietà di quando studia i report a lavoro, mentre io cerco di distrarlo urlando numeri a caso in varie lingue e spingo e sgambetto chi è di turno per tirare e pago un altro giro.

Le conversazioni sono ormai diventate schiamazzi spudorati sulle vite private di chiunque, pettegolezzi indecorosi sui colleghi non presenti e magniloquenti dichiarazioni di stima reciproca.

Una piccola passeggiata, alcune foto idiote e ci ritroviamo a China Town. Due minuti dopo siamo nel posto più estremo in cui sia mai stata: un vero karaoke cinese. In mezzo ad arredamenti di velluto viola e nero, a una quantità di specchi da farti perdere l’equilibrio e luci strobo che nemmeno a Ibiza, ci guardiamo l’un l’altro un po’ intimiditi. Nonostante l’alcool questa location da bordello ha un effetto inibitore su tutti noi. Piccolo shot di vodka e, piano piano, si comincia.

Due ore dopo l’atmosfera è completamente diversa: in piedi su un divano, sto urlando a squarciagola una delle canzoni che odio di più al mondo, mentre il capo, alla mia destra, mi coinvolge in una specie di ola, e il collega, alla sinistra, tenta invano di impossessarsi del microfono, che io tengo saldamente e non voglio mollare. Intanto una collega balla fissandosi allo specchio e un’altra è accasciata su un divano e io spero stia dormedo.

Siamo sudati, sporchi di alcol e visibilmente alterati mentre omaggiamo Manchester cantando gli Oasis quando il cinese viene a dirci che è tempo di andare via. Siamo stremati ma contenti, migliori amici di sempre che lunedì mattina, in riunione, torneranno a una routine di estraneità e reciproca indifferenza.

Faremo finta di niente, ma il ricordo di questa serata baccanalica ci legherà per sempre.

 

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11 Risposte to “Leaving do”

  1. alfredo said

    Ciao, ti ho sempre letta con interesse, non solo perche’ trovo che dai una visione acuta del mondo che ti circonda, ma anche perche’ coltivo da molto il desiderio di trascorrere un periodo in UK, quindi mi piace avere opinioni fuori dal coro. Per prima cosa ti faccio tantissimi in bocca al lupo per la nuova vita che stai per iniziare tornando in Italia. Non so dirti se sia la “cosa giusta”, e’ una opinione soggettiva ed ognuno di noi percorre la sua strada. Una cosa mi ha sempre colpito delle descrizioni dell’anglosassone medio l’ho ritrovata anche nel tuo post: la sera amiconi davanti alla birra, il giorno dopo colleghi “indifferenti”. Si, un approccio sicuramente diverso dal nostro. Quel che posso dirti e’ che qui mi capita continuamente di vedere che uscire la sera con il capo, con i colleghi, magari postando qualche bel selfie su FB diventa solitamente sinonimo di favoritismi e di “avete visto? io sono nel cerchio magico del capo”. Non so dirti quali delle due filosofie di vita sia migliore, ai posteri l’ardua sentenza…. In bocca al lupo, cheers

  2. tina said

    Ricordo ancora il mio leaving do a Glasgow, eravamo tutti insegnanti perciò tutto e’ stato meno “alticcio”, ma ricordo ottima birra e tante risate!

  3. rO said

    Urca! Pare un film. Postumi?

    • si, postumi. oggi a lavoro ho scoperto che al karaoke non siamo stati 2 ore come io pensavo, ma 4! e mi hanno ricordato che il capo ha cantato anche barbie girl. è stato bellissimo.

  4. Pensa che in quattro anni e mezzo di Manchester non sono mai entrata in un karaoke cinese 😀

    • anche per me era la prima volta. peccato, avrei voluto portare anche le mie amiche sceme italiane in visita, sarebbe stato bello. ma forse alla fine bene così, tipo once in a life time experience.

  5. Ron said

    Vabbe’ Smila, TOP!!!! : ) Direi che sei stata ripagata del mancato party trash di Natale! Ora Manchester ti ha dato davvero tutto, saluta e torna senza rimpianti! A prestissimo, Love,Ron

  6. Elle said

    Suona come un’ottima serata mancuniana 🙂 Tra Londra e Manchester sono ho finito serate alcooliche in dubbi locali karaoke coreani, col karaoke al pub e in locali gay o in snooker rooms ;D
    Buon rientro in patria

  7. Aldo said

    Solo una domanda.. ma in tutto ció.. che fine ha fatto S.?

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