Informazioni Utili #5

Informazioni Utili #1 – Fuggire sì ma dove?
Informazioni Utili #2 – Dove vivere a Manchester
Informazioni Utili #3 – Affittare casa a Manchester
Informazioni Utili #4 – Trasporto pubblico. Cioè trasporto privato

Oggi vi deluderò, o voi in attesa di un post in cui maledico l’espatrio e il cattivo tempo e il cibo schifoso e la moquette! Del resto vi scrivo da un assolatissimo salotto, mentre guardo i fiori gialli nati dai semini piantati da me medesima, una leggera brezza scuote la mia frangia e un vestito nuovo mi guarda dalla sedia, appena consegnato comodamente a casa mentre lavoravo (cioè fingevo di lavorare) seduta sul mio divano.

Insomma: va tutto bene, sia per me, sia per voi.
Io non mi lamenterò almeno fino a domattina, e voi vi beccherete un post super-incoraggiante sulla facilità di imparare la lingua inglese in UK.

Pronti?
Via!

Avete comprato un biglietto da quegli strozzini di RyanAir? Avete incartato la moka? Avete pianto con gli amici? Avete mangiato l’ultima pizza?
Allora la parte più difficile è andata. Qualunque altra cosa, una volta passata la Manica, la farete a occhi chiusi, compreso questo “imparare l’inglese”.

Non lo imparerete, né pronuncerete mai come Kate Middleton o come Cameron (e molti dicono sia un bene), ma potrete arrivare senza problemi al livello di capire e farvi capire da tutti e non avere paura a chiedere che vi spieghino un’espressione che non avete mai sentito prima.

Easy, mates!

I love English

Non aver deciso di espatriare a Londra è già un bel vantaggio.
A Londra, si sa, Italia batte Resto del Mondo senza manco giocare il secondo tempo. A Manchester invece no, e questo vuol dire che all’inizio dovrete sforzarvi per farvi capire, senza avere a un braccio di distanza un compatriota cui chiedere aiuto. Llasciate il pudore oltremanica e non abbiate paura di niente!

Ora, partiamo da due punti fondamentali:
1. tutti abbiamo studiato inglese a scuola;
2. un sacco di parole inglesi si usano pure in italiano.

Questi due punti sembrano idioti quando si sta ancora in patria, ma appena arrivati in UK se ne scoprono l’utilità e i vantaggi. Nessuno di noi alfabetizzati dopo gli anni 50 è completamente a digiuno in inglese. E’ già qualcosa.
Appena decidete di traslocare in UK riprendete in mano i libri, date una rinfrescata alla (minima) grammatica, smettete di guardare i film doppiati, ascoltate per davvero le canzoni, leggete un po’ di giornali in lingua inglese. Tutto vi sarà utilissimo.

Molti di quelli che mi scrivono mi chiedono suggerimenti sulle scuole di inglese di Manchester.
Chiariamo: io ho superato i 30 anni (ma quando è successo? gesucristo!) e non so niente di scuole di lingua, visto che sono venuta qua a cercare lavoro. Non conosco gli indirizzi, non so che programmi facciano, non saprei quale raccomandarvi.

Di più: la mia raccomandazione è di lasciar perdere la scuola che vi fa il corso di inglese di 2-3 mesi a 2mila pound. Andate a lavorare invece, ché l’inglese lo imparate parlando con gli autoctoni e i 2mila pound li prendete voi anziché darli in giro così alla leggera.

Voglio dire: voi che mi scrivete siete tutti laureati, avete fatto i master, avete “lavorato” (ahah) in patria per diversi anni, allora io non ci credo che voi non sappiate proprio niente di niente di inglese. Un esame di lingua l’avrete fatto, no?

Ecco, non vi servono di certo altri libretti con “completa la frase” o altre ore a imparare a memoria i verbi irregolari. Vi servono degli amici, dei coinquilini, dei colleghi con cui esercitarvi, provare, sbagliare, sputtanarvi, bere 3 birre e scoprirvi già perfettamente fluent.

Il diploma di partecipazione a un corso intensivo in UK, dico io, a che cacchio vi serve?
A meno che non siate liceali in vacanza studio (bei tempi, eh?! siamo vecchi, gente!), questo tipo di corsi non fa per voi.

Ma quale datore di lavoro italiano nel vedere sul vostro CV un’esperienza di lavoro all’estero di 3 mesi (o 10 anni) in UK, dovrebbe venire a chiedervi se avete qualche certificato di lingua inglese?
Qualunque esperienza lavorativa in UK dà per scontata la lingua inglese, no? E a quel punto il vostro livello di proficiency (se vogliamo parlare come loro) aumenterà necessariamente con l’aumentare del tempo speso in terra straniera. Non serve l’attestato di partecipazione del MIT di Boston per calcolare che uno che sta in UK da 5 anni parla inglese meglio di uno che ci sta da 2 settimane.

Se poi parliamo del datore di lavoro inglese allora la questione non si pone proprio: a lui interessa che voi sappiate fare il lavoro. Ha letto il vostro CV e vi ha conosciuto in sede di colloquio: se parlate un inglese sufficiente sarà stato chiaro alla terza frase, e se siete in grado di fare il lavoro per cui avete applicato non dipenderà dal “First Certificate”, no? Se poi non sapete scrivere “accommodation” o pronunciare “GisusCraist” come la tipa del pound shop, che volete che importi se di lavoro affittate case? O guidate la macchina? O rispondete al telefono?

Magari non vi aspettate di essere assunti come speaker alla radio o columnist sul Guardian (anche se io applico lo stesso!), ma ci sono altri lavori, take it easy. E chiaramente il lavoro vuol dire colleghi, chiacchiere di corridoio, drink serali, nuove conoscenze ecc, tutte cose che vi aiuteranno a migliorare continuamente la lingua. Se proprio non spiccicate una parola fatevi assumere per un lavoro manuale: un collega che parla inglese e vi aiuta con la lingua lo trovate pure lì!

Discorso più serio sarebbe, magari, pensare laurearsi in un’università inglese, cioè studiare un argomento specifico: tipo fisica, design, medicina, poesia o che ne so. Ma noi che siamo dei poveri esuli morti di fame come possiamo pagare 6mila pound all’anno di retta (per l’università pubblica, eh)?

Il mio punto è che una volta arrivati in UK non c’è modo di non parlare inglese, perciò l’ennesima lezione standard di inglese potrebbe risultare, come dire, ridondante.

Comunque, se il proper-learning è qualcosa di cui non potete fare a meno, ci sono un sacco di opzioni gratuite o quasi. Alcuni esempi per Manchester:

1. Tandem: su Gumtree trovate annunci di gente che studia italiano. Vi incontrate e parlate un po’ in italiano e un po’ in inglese. E’ utile a entrambi, è gratis e magari vi fate un amico.

2. Language Sofa: un progetto simpatico per incontrarsi in un bar con un “insegnante” inglese a cui pagherete 3 pound per una lezione di 1 ora. Solo parlato.

3. Alla Manchester School of English i ragazzi che studiano per diventare insegnanti di inglese fanno pratica dando lezioni gratuite alcuni giorni a settimana.

E poi la città è piena di corsi di tutti i tipi, gratuiti o super economici: cucito, danza, nuoto, yoga, pilates. Lo scopo è parlare, parlare, parlare: allora andrà bene qualunque situazione sociale, no?

Utilissima è anche la radio. Trovatene una dove si parli molto, ad esempio BBC4, e ascoltatela di continuo. A un certo punto, dopo qualche mese, senza accorgervene, senza porre attenzione, senza sapere come sia stato possibile, capirete cosa stanno dicendo.

Infine, la cosa più importante e più scioccante che ho imparato vivendo in Inghilterra.
Tenetevi forte perché per noi italiani è una rivelazione: si pronuncia “privasi”, non “praivasi”.

“Passami il tuo CV che lo giro al mio capo!”

DAVID SHRIGLEY "How are you feeling?"

dalla mostra di DAVID SHRIGLEY “How are you feeling?”

Basta trascorrere in Inghilterra pochi giorni per rendersi conto che in questo paese la gentilezza rasenta l’affettazione, il che vuol dire che la gente passa con estrema facilità dall’essere cordiale al rompere le scatole.

Il Regno sembra Unito sotto il premuroso motto “Can I help you?” e ovunque si vada si viene assaliti da personale iper-disponibile. Il cameriere, il barista, il tipo allo sportello della banca, l’autista del bus, il commesso dell’ipermercato che ti accompagna personalmente dall’altra parte del negozio per mostrarti dove si trova il pangrattato.

Tutta questa gentilezza, inusuale per non dire sconosciuta all’italiano che approda in UK, all’inizio è ben gradita, dopo un po’ diventa fastidiosa e alla fine si rivela in tutta la sua ambiguità.

Insomma, questo livello di cura per il prossimo appare sospetto. Cosa c’è sotto?
Dopo oltre un anno vissuto qui, posso finalmente rispondere a questa domanda: è il money bellezza!

Prendiamo ad esempio una situazione tipica con la quale si scontra ogni italiano che si trovi in UK alla ricerca di lavoro.
L’italiano emigrante (che non parte più con la nave e la valigia di spago, come pensano quelli del documentario Girlfriend in a Coma, ma questa è un’altra storia) arriva in terra albionica, si sistema in ostello, scende a prepararsi la cena nella cucina comune e inizia a socializzare. Poi esce e conosce altra gente, locale e non. Racconta la sua storia, da bambino degli anni ’80 che ha sempre avuto tutto, a trentenne degli anni ’10 che non ha più niente, fino alla sua nuova condizione: emigrante in cerca di lavoro.

L’argomento “ricerca di lavoro” è quello che tratta tutti i giorni, più volte al giorno, con chiunque incontri. E lì la risposta del suo interlocutore è sempre la stessa: “Passami il tuo CV che lo giro al mio capo“.

Il neo-emigrato reagisce a questa esortazione in maniera variabile.
C’è l’ingenuo che ringrazia commosso e promette eterna devozione e regali all’interlocutore, c’è quello che, stizzito, commenta di essere andato via dall’Italia proprio per finirla con queste vie “preferenziali” vedendoci sotto lo spettro della parola nemica “raccomandazione” e c’è quello più scaltro che cerca la vera ragione di tanta cordialità da parte di uno sconosciuto e si pone la domanda cruciale “ma questo com’è che è così gentile con me? che ci guadagna?”.

E’ tutto lì.
Inutile dire che io, l’ingenua, ho offerto decine di birre a tutti quelli che mi hanno proposto di girare personalmente il mio CV ai loro capi, credendo, come un’odierna Candida, nella gratuita disponibilità di persone appena conosciute.

Tutto questo fino a quando (grazie a un CV girato di mano in mano) sono stata assunta da un’azienda grande.
Cioè fino a quando, il secondo giorno di lavoro, ho ricevuto la newsletter interna del reparto Risorse Umane dell’azienda, che ricordava ai dipendenti le posizioni aperte in azienda e che:

“Se hai un amico che potrebbe essere la persona giusta per giusta per questo posto, scrivici una mail allegando il suo CV e riceverai, in caso di sua assunzione, un premio di 500 Pound”.

Non era gentilezza gratuita, cristo!, era il potere dei soldi!
Sì, era quella che qua chiamano una “win-win situation”, nella quale ci guadagnano tutti: l’azienda che ci mette meno tempo a selezionare il nuovo dipendente, il tuo amico che ti ha segnalato e prende in cambio dei soldi e tu, neo-emigrato, che finalmente hai un lavoro.

E allora ben venga questa pratica. Ma.

La storia insegna che: l’estrema gentilezza dello sconosciuto verso di te non è una normale reazione al tuo (scarso) appeal e soprattutto, la prossima volta la birra fattela offrire tu dal tuo amico che t’ha trovato il lavoro, ok?, ché quello s’è appena intascato un mucchio di soldi così, all’acqua di rose!