Lavoro (ricerca di)

12 gennaio 2015

Eccomi qua, ho cominciato.
Dopo vacanze di Natale lunghissime, un raffreddore sempiterno e soprattutto diversi mesi di cazzeggio, viaggi e altro cazzeggio, oggi inizio il 2015 ripartendo dalla miseria del lavoro. Più precisamente: la ricerca del lavoro.

I propositi per quest’anno sono semiseri, che è poi il massimo di serietà che voglio per la mia vita.
E’ ahimè ora di trovarmi un nuovo lavoro. Scrivo un CV, aggiorno LinkedIn e scorro gli annunci. Ma non prima di essermi iscritta ad un workshop di Stampa a caratteri mobili. Bello costoso, ma sicuramente fichissimo. Poi le mail le sanno mandare tutti, ma quanti sanno stampare un volantino come faceva Gutenberg?

Faccio così io. Applico per alcuni lavori, che pure se interessanti sempre lavori rimangono, e intanto mi consolo regalandomi cose piacevoli per il tempo libero. Tipo il concerto reggone al Band on the Wall questo fine settimana. E il corso ipermoderno di stampa. Beh, sono queste le cose che piacciono a me. E tra una lettera motivazionale e un’altra dovrò pure tirarmi su il morale con qualcosa no?

Cinque mesi di relax sono finti oggi. Ho scoperto ieri sera di non ricordare come si mette la sveglia sul cellulare. Non ero neanche sicurissima che oggi fosse lunedì a dirla tutta. Ma quando la radio ha messo Blue Monday la conferma è arrivata. Insieme al previsto carico d’angoscia.

Vorrei dire che è incredibile la velocità con la quale si dimenticano le gioie delle vacanze per ripiombare nella malinconia della quotidianità. Ma non è incredibile per niente. Me l’aspettavo, ero certa che sarebbe arrivata, esattamente così come l’ho sentita stamattina.

Inizio oggi a cercare lavoro e chissà quanto ci metterò. Chissà quanto ci vorrà perché l’attuale leggera preoccupazione di non trovare niente si trasformi in panico.

Intanto continuo con gli stratagemmi. Mando un’application e subito dopo mi regalo un ballo scatenato con i Pulp. Un po’ di male e un po’ di bene. Cerco di alternarli. E provo a regalarmi dei diversivi piacevoli che sbarrino il più possibile le porte alla preoccupazione atroce. Lo so che lei c’è. Vicinissima, pronta ad assalirmi. Alzo il volume dei Pulp e la allontano un altro po’.

 

Altrove

28 gennaio 2014

Alla radio il programma “Great Expectations” passa solo nuove band che diventeranno famose nell’arco del 2014. Sui blog è tutto un elenco di buoni propositi e i giornali riportano previsioni: dove andrà la scienza, a che punto sarà l’economia, come saranno amore/salute/lavoro nell’anno nuovo.
A gennaio, insomma, tutti a guardare in avanti.

Io invece ho guardato indietro.
Ho preso la mia agenda dell’anno passato e ho fatto il conto.
87.

Sono i giorni del 2013 nei quali sono stata fuori dall’Inghilterra.
Non male eh!? Ho ricontato due volte, è esatto.

Beh, certo, la mega aspettativa di un mese per andare in Kenya ha aumentato di molto il risultato, ma pure senza quell’estremo diversivo che non si ripeterà mai più (onnò, onnò, ridatemi la mia Africa!) il totale sarebbe 57. Cioè due mesi interi in cui sono stata da qualche altra parte, lontana dalla quotidianità che abbrutisce.

Quando vivevo in Italia non passavo mica due mesi interi all’anno fuori da Roma o lontano dall’ufficio. Adesso invece posso lavorare da casa; pure dall’Italia. E appena ho un po’ di tempo incastro viaggi, weekend lunghi, gitarelle.

Insomma, questo per dire che quell’87 sarà difficile da battere nel 2014, diciamo pure impossibile. Dunque non guarderò in avanti, non proverò a battere il record.
Invece cercherò di ricordare sempre che quei tre mesi di altrove, di piacevole superamento del quotidiano, me li ha regalati la mia tanto biasimata vita inglese.

Sarà dura ricordarmi di ringraziarla camminando con il vento a ghiacciarmi la faccia e i pensieri. Ma adesso il conto è fatto, è scritto qui e pure sull’agenda nuova.

Non va tutto male.
Non va tutto male.
87.