Ho la casa-pacchi. Siedo sui pacchi, mentre guardo un orizzonte di pacchi e la luce dalle finestre filtra a spiragli in mezzo a montagne di pacchi.

Tutto quello che ho è incartato, e onestamente mi sento un po’ incartata anch’io. Intrappolata in una giungla di…pacchi! Come sapete, ho comprato un biglietto di solo ritorno, e i pacchi sono quello che mi tocca prima dell’agognato (e molto temuto) rimpatrio.

Intanto continuo a lavorare. Al mattino tiro fuori il tailleur da una valigia, recupero i trucchi da un piccolo pacchetto, scavalco alcuni pacchi più grandi ed esco. Poi la sera rientro e faccio altri pacchi.

Continuerà così per qualche altro giorno. Tra oggi e la partenza ci saranno: almeno 8 ore quotidiane di lavoro, almeno un altro riempimento di pacchi al giorno, e alcune feste/cene/sbornie di addio.

scatoloni del mio trasloco

Non ho tempo per pettinarmi, cucinare o dilungarmi sui dettagli. Solo per una cosa ho tempo: il QUIZZONE!

Secondo voi, e senza alcun indizio, dove sto per andare a vivere?

Risposte nei commenti!
(voi lettori che lo sapete, ovviamente, non potete rispondere! però se vi va potete dare qualche enigmatico indizio!)

Chi vince riceverà la mia prima cartolina dalla mia nuova città!

Via al quizzone!!

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Contromano

27 luglio 2015

Non c’è modo di sapere se sia la scelta giusta o una cazzata di proporzioni storiche. Non posso saperlo adesso e nemmeno a breve. Il tempo delle valutazioni verrà, non è di certo adesso.

Potrei stare dove sto e avere la vita facile.

Una casa piccola ma che mi riflette molto, coi quadri alle pareti che raccontano la mia storia.

Un lavoro fatto tra gente che mi stima e mi rispetta, con colleghi simpatici, ritmi frenetici ma tutto sommato sopportabili e la sicurezza di poter crescere professionalmente nella direzione più affine alla mia indole e ai miei interessi. Uno stipendio cui non osavo nemmeno aspirare.

Potrei andare in banca, chiedere un mutuo e comprarmi una casa. Senza l’aiuto di nessuno, senza l’ansia di non farcela, senza l’umiliazione di dover chiamare i miei genitori a firmare per me. Come un’adulta.

Potrei continuare questa vita facile facile e senza intoppi. Vacanze esotiche ad ottobre e il resto dell’anno speso nella mia isola di tranquillità.

Un’isola circondata da un oceano di solitudine. Una vita spesa a sedere su una bella poltrona al centro di una grande casa vuota.

Aggrappata alla speranza che gli amici di sempre restino tali e ricordino il mio compleanno. Con un occhio al calendario e uno al sito di Ryanair per prenotare i rientri, incastrarli con quelli altrui, non deludere nessuno e condensare il poco tempo a disposizione.

Sorridere due settimane all’anno tra i profumi della famiglia, i paesaggi conosciuti e le memorie dei sentimenti più forti. Per poi tornare nella bella casa vuota. A condurre una vita senza relazioni ed evidentemente insignificante.

Non fa per me.

E allora la decisione è presa.

Ho disdetto la casa coi quadri che raccontano la mia storia. Ho scritto l’ennesima lettera di dimissioni. Ho chiuso i contratti delle bollette e presto chiuderò anche, finalmente, l’ombrello.

E ho comprato un biglietto di solo ritorno.

Ho affittato una casa in una città dove non ho mai vissuto prima, ma è in Italia e non mi fa paura. Ho già invitato degli ospiti e i primi dormiranno con me quando non avrò ancora nemmeno un letto.

Non so se troverò un lavoro e questa è la cosa che mi fa più paura. Ma non posso continuare a vivere a Manchester solo perché ho paura. Non voglio una vita tranquilla, voglio una vita vissuta in mezzo agli altri. Voglio essere parte di una cosa, di una famiglia, di una serie di inviti a cena, di uscite improvvisate e incontri fugaci. Non soltanto di una chat su WhatsApp.

Torno a casa tra un mese.

Senza un piano, ma con la certezza che buttarmi valga la pena.
Ho paura di quello che succederà, di sbattere la testa contro una realtà che mi pare meno tragica perché non me la ricordo. Ho paura che questa scelta si riveli una stupida illusione e che in poco tempo sarò costretta a fare di nuovo i bagagli e tornare indietro.

Ma lo devo fare e lo faccio.

Lascio le aride garanzie della mia vita inglese e vado alla ricerca della vera me.

But did you imagine it in a different way?