Ho fatto carriera

10 Maggio 2015

Ci sono voluti meno di quattro anni e ce ne sarebbero voluti anche meno se “fare carriera” fosse stato il vero obiettivo. Non lo era, e io invece lavoravo solo per guadagnare quel che mi serviva per affitto, bollette e qualche viaggio ogni tanto. Stava andando già tutto bene, poi all’improvviso ho incontrato una reccruiter, lei mi ha proposto questo lavoro interessante e voilà, mi sono trovata proiettata nel mondo di quelli che ce l’hanno fatta.

Ho iniziato il nuovo lavoro meno di tre mesi fa e faccio una cosa relativa alle pubblicazioni, dove si scrive e si impagina e il risultato sono libri bellissimi. Faccio una cosa che mi piace moltissimo, ne vedo il risultato, lo tocco con mano e mi pare che il mio lavoro abbia un senso.
Inoltre l’atmosfera in ufficio è estremamente tranquilla, nonostante la pressione delle frequenti scadenze. I colleghi sono simpatici e collaborativi; ci si dà sempre una mano.

Ho riflettuto molto su questa cosa della collaborazione in ufficio e ho capito che un’atmosfera di totale cooperazione è inevitabile quando si lavora tutti col contratto vero, con stipendi veri e senza l’ansia da prestazione di chi deve mostrare di essere meglio dell’altro perché quando si rinnoverà solo un contratto su tre sarà mors tua vita mea.
Per fortuna qua in Inghilterra, e in particolare nel mio ufficio, non è così: noi siamo tutti alla pari, lavoriamo insieme e ci aiutiamo. L’obiettivo è lo stesso per tutti e i meriti sono divisi equamente.

Ah, e ve l’ho detto che lo stipendio è decisamente alto? Beh, lo è.

Va tutto bene. Però.

Lavoro tantissimo. E da quasi tre mesi la mia vita si svolge quasi esclusivamente tra le mura dell’ufficio. Mi alzo, faccio colazione, saluto S. e all’improvviso sono le 9 di sera, io sono esausta, riesco faticosamente a farmi una doccia e a trascinarmi a letto. In sogno implemento strategie e indico riunioni, mi consulto coi colleghi, porto a casa il risultato. Poi mi sveglio e rifaccio tutto dal vivo. Poi torno a casa, doccia, letto e ricomincio il giorno dopo.

Ma che senso ha? Ma che senso ha?

Che faccio nella mia vita? Io lavoro. E basta.
Non vedo un film da mesi, non scrivo sul blog, non rispondo alle mail degli amici, non leggo le riviste cui sono abbonata, non parlo su Skype con nessuno. Il sabato sono stremata e mi aggiro per casa come un fantasma evitando gli specchi per non vedere le mie occhiaie.
E sono sola: lontana dagli amici veri, dalla famiglia, dalla mia cultura. Potrò contare su qualche settimana di ferie per incontrare alcune persone che vedrò dal vivo solo per qualche giorno l’anno. Per il resto saranno telefonate e racconti di una vita vissuta separatamente. Proclamavo l’importanza di una vita di relazioni ma più sto qui e più sento di averla fallita.

Se avessi un po’ di tempo per riflettere su questi ultimi mesi mi renderei conto che ho buttato al vento tre mesi della mia vita, spesi solo a lavorare e per il resto vuoti. La crescita professionale ha qualcosa a che vedere con la crescita personale?

Sono troppo stanca anche per regalarmi una cena in un posto fico e pagarmela coi soldi guadagnati. Al weekend voglio solo togliermi la giacca e girare scalza.

La carriera, lo sapevo, non ha senso per una cui non interessano i soldi.

Cosa vorrei? Meno soldi, meno impegni, meno solitudine. E più tempo libero, più risate con gli amici, più sedute al sole in piazza Trilussa.

Lavori per comprarti la macchina per andare al lavoro

Nella mia vita c’è qualcosa di nuovo e stranissimo che mi dà una sensazione sconosciuta fino a poco tempo fa e che invece adesso vivo quotidianamente con gradita rilassatezza e immenso stupore.

Nella mia vita è entrato, prepotentemente, il tempo libero.
Spiace dirlo, ma per questo devo ringraziare l’Inghilterra.

God Save The Queen

E’ un’esperienza del tutto nuova per me che per tanti anni ho studiato e lavorato in Italia.

La vita dello studente, quanto a ritmi molto simile a quella del contadino, era un ciclo continuo: c’è da fare un lavoro, si comincia, e si smette quando lo si è finito. Non c’erano i sabati, le domeniche, i mini-break. C’era una mèta, l’esame. E il tempo del riposo dettato solo dagli intervalli tra un compito e un altro.

Stessa cosa per tutto il tempo in cui ho lavorato a Roma, quando il riposo non esisteva perché se non stavo facendo uno dei miei 2-3 lavori deludenti e sottopagati, ero sempre alla ricerca di un altro lavoro, migliore in termini di qualità, soldi, ambiente o gratificazioni. Era come avere un ulteriore lavoro, miserabile pure quello. Non c’era la serata di totale cazzeggio casalingo, la domenica di svacco completo, la vacanza al mare senza computer, perché arrivava sempre il momento di consultare jobrapido, infojobs, tutte le newsletter. Ogni giorno era buono per scrivere una cover letter originale. Anche a Pasqua, anche a mezzanotte, anche nella pausa caffè, anche durante la gitarella.

Il tempo libero veramente libero non c’era mai. Il pensiero ingombrante della ricerca di un lavoro più decente (cioè grazie al quale poter pagare la bolletta dell’acqua senza dover ricorrere allo strozzino, oppure del quale potessi parlare agli altri senza tirare in ballo la locuzione “fallimento supremo”) occupava tutti i miei momenti di riposo.

Oppression  Just Ahead

E poi sono arrivata in Inghilterra.

Il mio primo lavoro – cameriera – era part-time, così l’altra metà della giornata lavorativa la passavo a cercare qualcosa di meglio, mentre tutto il resto del tempo giravo per la mia nuova città. Potevo permetterlo grazie a uno stipendio decente e a un costo della vita proporzionato.

Avevo intere giornate a disposizione, fatte di tempo vuoto da riempire come volevo. Iniziavo a sperimentare il tempo libero.

Poi il lavoro migliore è arrivato e, cosa che non mi era mai capitata prima, a un certo punto ho smesso di cercare lavoro. Anche solo scriverla questa cosa mi pare assurda. Non credevo che sarebbe mai arrivato il giorno in cui mi sarei detta: “Oh, il lavoro di adesso va bene, non cercarne un altro“.

Dai, oh, ha del miracoloso una frase del genere, no?

E sono cominciate tutte delle ore di relax vero, senza lo spettro del pensiero malevolo in attesa del momento buono per colpire. Sono cominciati interi weekend di esplorazioni, di letture più o meno frivole, di incontri, di navigazione on-line di puro intrattenimento, di yoga, di giri in bicicletta, di corsi di serigrafia, di art and crafts casalinghi, di pediluvi col bicarbonato.

workshop di serigrafia

Workshop di serigrafia

Certo, la mèta per me più ambita – la pensione – è ancora lontana, probabilmente impossibile, però mi sono già riappropriata di una grande parte della mia vita, che cercherò di sfruttare al meglio. Se a Manchester ci fosse il mare sarebbe già tutta un’altra cosa, ma non c’è e allora dovrò lavorare di fantasia. Però sì, la possibilità di rilassarsi per davvero dopo lavoro è già un’importante conquista.

P.S.
Oh, mo non è che pensate che sò contenta o soddisfatta, eh?! Non scherziamo. Mi lamenterò sempre, non riuscirò ad accontentarmi, romperò le scatole a tutti, bramerò la pensione come l’unico desiderio e quando sarò in pensione sarò incazzata perché vorrò tornare giovane.
Alla fine sono sempre io, solo con più tempo a disposizione.