Free as a bird

29 Maggio 2014

La primavera tarda e non sapete cosa mettervi? Le mezze stagioni non esistono più?

Come siete italiani!
In Inghilterra questi problemi non esistono!

creepy willy wonka, ugg boots

Che volete che vi dica, tra le due fortune di vivere in Inghilterra posso contare quella di evitare lo stress di fare il cambio di stagione nell’armadio.

Ho un armadio minuscolo, oltretutto in condivisione con la mia metà (però io ne uno due terzi, perché io sono più metà di lui), e ho un unico set di vestiti che metto tutto l’anno. Mi mantengo più o meno su uno standard di cipollame spinto: molti, moltissimi strati uno sull’altro che mi danno un aspetto abbastanza goffo, ma fanno il loro dovere, cioè si adattano ad ogni evenienza. Questo, ho realizzato dopo tre anni di vita oltremanica, è il modo più appropriato per resistere alle quattro stagioni quotidiane che si vivono qui. E non perché a Manchester oltre alla pioggia e al vento poi faccia pure caldo, ma perché nei locali si raggiungono temperature tropicali e allora una t-shirt sotto il maglione, la giacca, il trench, la sciarpa e l’ombrello ci vuole sempre.

Questo però vale per me, o, meglio, per noi migranti. Altrimenti detti “gli schiavi”.

Gli autoctoni sono diversi. Loro seguono l’istinto, mica il meteo, loro sono liberi da qualunque costrizione.

E va bene così, del resto i sandali col tacco fichissimi quando te li metti se li eviti ogni volta che piove o fa freddo? O gli occhiali da sole, o la camicetta vedononvedo.
Ma vale pure al contrario. Metti che per caso fa caldo ma ieri hai comprato un nuovo paio di Ugg boots che fai non li indossi? Certo, magari con jeans corti, micro-top e bomber col pelo.

L’aspetto che trovo straniante in tutto questo non è l’incontro con il singolo, quanto la visione d’insieme.
Mi trovo sul bus e davanti a me c’è una in ciabatte e microabito da mare con accanto una col piumino e il cappello di lana. Sono pure amiche, si parlano e lo trovo normale, ma mi pare strano che si trovino davvero l’una davanti all’altra, che non si stiano vedendo su Skype. Si parlano di persona mentre una non sente freddo e l’altra non sente caldo. Poi accanto c’è il tipico signore inglese di mezza età con il completo di tweed, il gilet, la cravatta e l’ombrello, poi una ragazza abbronzatissima con maxiabito senza spalline e capelli raccolti, uno studente con la divisa della scuola, un giovane con la felpa e i pantaloni corti, uno col cappotto di cammello e i guanti.

A vederli così, tutti insieme, uno penserebbe di stare a Cinecittà a vedere comparse vestite per film diversi. Sarebbe impossibile capire, dal solo abbigliamento, in quale posto del mondo, ora del giorno, mese dell’anno, si trovino.

Alla fine l’unica riconoscibile sono io, quella che invece di esprimere la sua personalità guarda il termometro, quella che non è free as a bird, ma si è fatta condizionare da uno stupido fattore esterno, quella che non è abbastanza libera da dare la precedenza alla propria creatività, la schiava del meteo.

 

La strada

20 marzo 2014

Il primo giorno di primavera dell’emisfero nord prevede che nulla cambi nel nord dove vivo io. Oggi fa freddo, i giorni passati faceva freddo, le prossime settimane farà freddo.

Voi toglietevi i cappotti e inforcate gli occhiali da sole. Tra poco vi lamenterete perché l’afa non vi fa dormire. Io vi invidierò da dentro al mio maglione di lana e continuerò a camminare accartocciata per vincere il vento.

Per il terzo inzio di primavera consecutivo il mio corpo affronta la delusione estrema di non poter trovare il calore di cui ha bisogno. E che merita, vorrei aggiungere. Per il terzo anno il mio corpo reclama le maniche corte e si ritrova sotto multipli strati di lana e materiali idrorepellenti. Dovrei convinvcerlo dell’inutilità di guardare il calendario, ma so che non riuscirei, visto che nemmeno la mia testa ha ancora smesso di sperare. Chissà se un giorno mi arrenderò a questa cosa dell’assenza di stagioni.

Mi consolo regalandomi i biglietti per gli Elbow. Poi li sento sussurrarmi “We never learn from history” mentre cammino, ora un po’ più calma, nella familiarità della mia nuova, umida, strada.

Fine and dry

17 Maggio 2012

ballerine

Insomma, che ci sta a fare Primark se non per farti comprare tutte quelle ballerine a 3 pound? (no, non quelle della foto!) Ne ho comprate due paia una decina di giorni fa. E da quel giorno, ogni volta che tiravo fuori dall’armadio i miei wellies fucsia, le ballerine mi guardavano con quell’occhio deluso di chi anche sta volta non è stato scelto. Ogni mattina la stessa storia, io con gli stivaloni e le calze pesanti e il cappotto e la sciarpa e le ballerine dimenticate e inutilizzate sul fondo dell’armadio, a guardarmi con quell’aria di velleità disattese. Ogni mattina, fino a ieri.

Poi oggi, mentre ero ancora sotto il doppio piumino del letto, la radio ha detto “today’s weather is fine and dry” e io sono entrata in modalità primavera. In effetti sentivo proprio un bel calduccio, come quando è pomeriggio e decidi di andare a farti una passeggiata nel quartiere, di quelle che non ti porti nemmeno la borsa, solo le chiavi, che tieni in mano a tintinnare e a farti compagnia. Allora mi sono alzata e mi sono vestita. Jeans, ballerine e maglietta suprema dei goonies. Che bella la sensazione delle maniche corte! Che bello indossare scarpe senza calzini e vedermi il collo del piede così, liscio, bianchetto, perfettamente infilato in una scarpina sottile e leggerissima. Pronta.

Distolgo poi lo sguardo dai miei piedi (solo momentaneamente) per affacciarmi dalla finestra. Noooo! Una coltre spessissima di nuvole bianche dalla quale non filtra nemmeno un minimo raggio di sole. Piove. Piove un sacco. Apro la porta per portare la bici dentro, al riparo. Fa pure un freddo porco! Non è “fine” manco per niente, e non è nemmeno “dry”, urlo al mondo là fuori richiudendo la porta.

Non posso uscire così. Ma non posso nemmeno togliermi le ballerine, questo mai! Non ne posso più di vedermi imbacuccata dentro 10 strati di vestiti. A costo di rimanere chiusa in casa, oggi resto così: jeans, t-shirt e ballerine! E’ quasi giugno, cazz!

Però ho freddo. Mi sto congelando le braccia. Ho i piedi avvizziti. Digrigno i denti.

Maledetta primavera.

Sì, ci sono stati il sole e il caldo, le maniche corte e i sandali, come se fosse stata davvero estate. L’ho capito quella mattina che, vedendo un’insolita luce inondare la mia camera, mi sono affacciata alla finestra per valutare se fosse il caso di andare a fare la spesa senza vestirmi da palombaro. Passeggiava placida sotto casa mia una donna in copricostume floreale spring/summer 2012, occhiali da sole, infradito, capelli raccolti. Ho davvero temuto che, allucinata dai mai sperimentati prima 21° centigradi, si tuffasse lì davanti, nelle fondamenta del palazzo in costruzione, scambiandole per una piscina.

Insomma faceva caldo. Quanto a me bastava per alzarmi la mattina senza imprecare contro dèi più o meno pagani, cioè abbastanza perché l’inglese medio credesse di essere nel Mediterraneo. Per quasi una settimana l’inglese ha camminato scalzo e seminudo per le strade, ammucchiato sedie a sdraio sui prati, improvvisato bbq in ogni balcone e sostituito la birra in con la birra out.

a manchester ha fatto caldo. sedie a sdraio sui prati

Io facevo gitarelle con l’amica, mormorando insulti per niente velati contro questi barbari che il caldo non sanno manco cos’è.

Comunque ora siamo tornati al clima standard – freddo freddo freddo poi un altro po’ di freddo – e allora, mentre gli inglesi hanno ripreso a bere al chiuso dei pub e io a imprecare non appena sveglia, mi sono ricordata di avere una vita virtuale. La riprendo così, con un post pensato unicamente per vantarmi delle mie super conquiste degli ultimi giorni. Chè mica sono stata con le mani in mano, durante la finta primavera! Anzi!

Sono stata a ballare e bere birrette al Cavern Club, quello dei Beatles a Liverpool. Ci ho pure cantato e ballato Twist and Shout!

cavern club, liverpool

Con in mano un bicchiere di vino, ho visto il tramonto su Manchester dall’alto del ventiquattresimo piano di un grattacielo in occasione della presentazione di una rivista così cool da essere sconociuta ai più.

veduta di manchester dall'alto

Poi ho visto la regina. Proprio lei, the Queen, Elisabetta, la vecchia, chiamatela come vi pare. Era qua in città, vestita di rosa e con un ghigno malefico in faccia che diceva “vi fotto da 60 anni!”.

the queen in manchester

Poi sono andata alla Holden Gallery, a vedere me stessa in uno scatto di Stephen Wright, parte della mostra sulle foto degli Smiths ieri e oggi davanti al Salford Lads Club. Ebbenesì, ci sono pure io in una di quelle foto dei fan. E me ne vanto! E spero che questo mi valga prima o dopo una lettera di stima da parte di Morrisey in persona.

smiths, the gospel according to...

E infine mi sono procurata la t-shirt definitiva, quella che quando ce l’hai dici “vabbè, ho tutto, non mi serve più niente, sono una fica totale”. E ha pure l’etichetta totem.

the goonies t-shirt, primark 2012

Invidiatemi pure.