Fuggire sì ma dove?

23 marzo 2013

Informazioni Utili #1

E’ il terzo giorno di primavera e a Manchester nevica.
Quelli che mi dicono che in Italia fa freddo non ascoltavano quando ho detto che oggi a Manchester ci sono 0 gradi e il prato sotto casa mia è completamente bianco. La prossima settimana sarà tutta così, proprio come quella appena passata. E quella prima ancora.

Eppure pare che vivere in Inghilterra sia meglio che vivere in Italia. Ve lo hanno ricordato le elezioni, la disoccupazione, gli esodati, gli affitti in nero, gli stipendi ridicoli, i dibattiti politici sempre più uguali ai talk show del pomeriggio e molto altro.
A me invece lo avete ricordato voi scrivendomi un sacco di email per chiedere consigli sull’emigrazione e leggendo e rileggendo i post agrodolci sulla vita dell’espatriato.

Allora opto per una paginetta dedicata a post di informazione. La chiamerò “Informazioni utili” e tratterà i seguenti punti:

– Dove emigrare: perché scegliere Manchester
– Dove vivere a Manchester
– Trasporto pubblico. Cioè trasporto privato
– Come cercare casa, quanto costano gli affitti, quanto costa acquistare una casa
– Studiare l’inglese a poco prezzo
– Cercare lavoro, che lavoro fare

The Queen

Cominciamo subito. Perché scegliere Manchester.

Innanzitutto cominciamo con la selezione della nazione. Lasciamo l’Italia, va bene, ma per dove?
Io scarterei subito i paesi extraeuropei. Del resto noi non siamo emigranti per amore dell’ignoto e dell’avventura, ma miseri esuli in cerca di un riparo provvisorio in attesa di tempi migliori che ci permettano un immediato rientro in patria. Allora meglio non allontanarsi troppo. Inoltre siamo nel mezzo di un esperimento che potrebbe fallire e nel caso il rientro in patria dovesse essere richiesto inaspettatamente presto sarebbe meglio non trovarsi dall’altra parte del mondo.

Scartato il resto del mondo vanno poi eliminati quei paesi dell’Europa che se la passano male come l’Italia o anche di più. E qua la scrematura è estrema. Resteranno solo due opzioni: Regno Unito e Germania.

In Germania però si parla tedesco, una lingua dal suono aggressivissimo che ha il netto handicap di essere parlata solo in Germania. Per contro, nel Regno Unito si parla inglese, ovvero una lingua semplice e che, guarda un po’, si parla in tutto il mondo.
Allora auf wiedersehen Germania, hello Regno Unito.

Londra si scarta come la peste. Londra è fichissima, c’è un sacco di roba da fare, da vedere e da vivere e ci sono pure, inevitabilmente, molte più possibilità di lavoro che in qualunque altra città del regno. Però è carissima. Più cara di Roma e Milano, nonché più grande e più difficile da gestire. Sicuramente il livello di ficosità (cit.) di Londra è inarrivabile per qualunque altra città europea, ma noi siamo dei piccoli, timidi e soprattutto poveri esuli italici abbronzati e smarriti. Londra farà per noi tra qualche anno, quando avremo qualche soldo in tasca e potremo permettercela. Per adesso no. Scartata Londra per tutta questa serie di comprensibili e ingiuste ragioni, si presentano poche altre opzioni.

Detto no ai paeselli (per ovvi motivi di depressione), restano in gioco Birmingham, Brighton, Edimburgo, Glasgow, Liverpool, Manchester. La scelta sensata da fare a questo punto è Manchester perché se è vero che ognuna di queste città vanta alcuni aspetti positivi, Manchester è l’unica che li raccoglie tutti.

E’ abbastanza grande (500mila abitanti la città e 2milioni e mezzo l’hinterland), ha prezzi ragionevoli per le case (sia affitto che vendita), ha tre università e una vita culturale di tutto rispetto, è ben posizionata in mezzo al paese, permette l’uso di due aereoporti (Manchester e Liverpool) ed è dunque ben collegata con molte città italiane. Inoltre, pur non essendo la seconda città più grande del regno (che è Birmingham), è per qualche ragione trattata come se lo fosse e dunque tutti gli spettacoli, gli eventi e i concerti che, oltre a Londra, prevedono un bis, si fanno a Manchester (e non a Birmingham!).

Storicamente, infine, Manchester è la città della muisca inglese per eccellenza. The Smiths, the Buzzcocks, The Fall, Joy Division, New Order, Oasis, Happy Mondays, Inspiral Carpets, The Stone Roses, The Verve, Chemical Brothers, The Courteeners, Elbow e un sacco di altri sono di Manchester.
E questo è buono per via di tutti i festival, i concerti e le rimpatriate di band che si fanno in città e dintorni.

E questo è quanto per oggi.
La storia insegna che: tutta l’Italia è meglio, ma se proprio devi emigrare, Manchester è una buona scelta.
See ya!

Questo articolo è pubblicato anche nella sezione “Informazioni Utili”

cocktail party

-“Oh, sabato festa da me! Porta chi ti pare e qualcosa da bere.”

-“Daje!”

I giovani non trovano lavoro e gli adulti li stanno licenziando, le fabbriche sono chiuse o stanno per chiudere, la pioggia lascia morti quanto il terremoto, i trasporti pubblici fanno pena, le pensioni non esistono più. Insomma una tragedia dietro l’altra, una crisi che più crisi non si può. Magari tra un po’ mangeremo pasta scotta, ché fa più volume e riempie di più.

Insomma, l’Italia è un paese finito. Perché? Manchiamo di organizzazione, gente! Ma dove ci presentiamo?

Mi sono resa conto che in tutti questi anni ho sbagliato clamorosamente lasciandomi guidare dall’entusiasmo anzichè da un’agenda, cedendo alla goliardia anziché lasciare spazio all’efficienza, lanciando un urlo laddove serviva un foglio excel! Oh, me, oh, scema!

S. è stato invitato ad un cocktail party che è stato utile per dare un senso a molte parole sconosciute in Italia, come ufficialità, organizzazione, rigore, tolleranza zero.

Io gli inviti alle feste li ho sempre fatti in meno di 140 caratteri, pure quando non c’era Twitter. Pensavo che per fare festa servisse solo avere una casa a disposizione e un giorno dopo non troppo impegnativo. Sbagliavo.

Dopo aver incontrato ad una riunione questa studiosa di non so cosa, S. è corso a casa a controllare la posta, sapendo già che avrebbe trovato la mail di questa tipa relativa ad un cocktail party prossimo venturo. E infatti, passate appena due ore dalla fine della riunione e mancando ancora una settimana all’evento, la mail era già lì, con scritto il giorno della festa, l’indirizzo della casa, i numeri dei bus che dal centro arrivano a quella zona e l’orario di inizio (h.20.00. O’clock!! dunque giammangiati). E fino a qua si era sviscerato il concetto di organizzazione. Ma non era tutto.

C’era da rispondere il prima possibile per ricevere poi l’ulteriore mail “con maggiori dettagli”. E qui lo sciocco si chiede quali altre informazioni possano servire.

S. mette subito in chiaro la sua italianità sottolineando che lui considera l’invito rivolto anche a me e al nostro ospite di quel weekend, dunque ci presenteremo in tre, se lecito. Brivido. Risposta affermativa della studiosa, la quale aggiunge in calce alla mail: “in allegato trovi gli altri dettagli”. E qui, chiarito il concetto di ufficialità, arriviamo al rigore: un foglio excel con dentro una tabella complicatissima con delle equazioni a più incognite, seni, coseni e alcune radici quadrate per arrivare al risultato che ogni invitato deve portare delle cose da bere. Delle specifiche cose da bere!

A noi toccava: 1 bottiglia di gin, una di vodka, una di granatina e un pacco di ghiaccio. Fatica per interpretare la complicatissima tabella, incazzo per la prospettiva di una spesa costosissima e frustrazione per non sapere cosa sia la granatina.

Arriviamo finalmente alla festa, senza granatina e con un ritardo politico di 1 ora e mezza. Ci apre la padrona di casa ed è subito chiarito il concetto di tolleranza zero. L’assenza di ghiaccio e granatina lascia tutti un po’ perplessi, ma cerchiamo di superare l’imbarazzo con il tema successivo, ossia: ” e questo?”. “Ho preparato un documento con tutti i cocktail che si possono fare con gli ingredienti a disposizione. Se cerchi ad esempio “vodka” il documento ti trova tutte le ricette che la contengono. Qui c’è il computer, qui erbe e decorazioni, qui i pestelli, qui gli shaker, qui tovaglioli e cannucce, qui i bicchieri lunghi e qui quelli a cono, qui lo zucchero di canna, lime, limone e tutti i frutti….”. “Ok, capito, versami qualunque cosa, ma subito!”.

Per fortuna anche se i metodi organizzativi del party inglese differiscono parecchio dai metodi italici, le finalità sono le stesse: abbiamo bevuto. Parecchio.

E a quel punto lo shock è stato rimpiazzato da un trenino hawaiano.