She’s out of control!

3 aprile 2015

Ma davvero sono stata sei mesi senza lavorare? Beata me!

Lavoro di nuovo da solo un mese e mi sento di aver perso il fiore degli anni, guardo indietro al fanciullino spensierato che ero e mi cruccio.

Comunque, a quanto pare ora devo lavorare, ahimé. E allora procedo a piccole conquiste. Prima: la sveglia. Ho già perfezionato la mia routine mattiniera e posso vantarmi di aver raggiunto il tempismo perfetto, quello di tipo fantozziano.

Il primo giorno la sveglia è suonata prestissimo. Ma a che serviva, poi? Ho passato la notte fissando il muro, il tailleur, lo specchio, tormentata dal dubbio: quale sarà la prima figuraccia del mio nuovo lavoro?

Non c’è voluto molto per scoprirlo: alla seconda ora, tornando dal piano di sotto, sento una voce urlarmi da lontano:

“Dove vai?”
“Alla mia scrivania!”
“Ma é dall’altra parte!”

Da lì mi sono sentita a mio agio. Caduto ogni velo, finite le inibizioni. Veterana dell’ufficio, impiegata senza paura. E ho così potuto sì lavorare, ma soprattuto rendermi conto delle assurdità che mi circondavano.

Ad esempio una macchinetta del caffè che fa il tè in quattro modi diversi, il cappuccino a temperatura da alto forno, l’americano da circa mezzo litro, una bevanda mix di caffè e cioccolata il cui pensiero mi inquieta e persino la minestra (brivido), ma che non fa il caffè.

Oppure il fatto di avere delle finestre grandissime, giganti, enormi su tutti i lati della stanza, ma che non si aprono. Perché l’edificio è climatizzato e il clima ce lo produciamo da soli e quello della natura, boh, datelo ai poveri.
Per non parlare delle tende sempre abbassate, ché non sia mai entri un po’ di sole. Tanto le luci sono automatiche e se c’è uno nella stanza stanno accese tutte.

L’aspetto positivo è che i colleghi sembrano simpatici. Assurdi pure loro, per molti versi, ma simpatici. E scioccati ogni volta che rivolgo la parola a qualcuno di un altro dipartimento. Chiacchiero un po’ con un “altro” e quando torno alla scrivania li vedo in stato confusionale.

Lo conosci quello lì?
No. Cioè, l’ho conosciuto adesso
Ma parli con tutti?
Beh, è un collega no? Facevamo le scale insieme e ci siamo parlati
Mah, mah?

Loro parlano solo tra loro o con gli “estranei” coi quali hanno dovuto lavorare a qualcosa.
Io chiacchiero brevemente con chiunque stia salendo con me le scale, o stia in fila a mensa. Parlo con quelli della security, quelli che incontro al parcheggio. Chiedo informazioni al primo che passa.
Ma questo è atteggiamento da gente stravagante, da immigrati senza pudore, da possibili pericolosi rivoluzionari.

Ma certo che ci parlo. Anche se non lavora direttamente con me è un collega, no?
Oh my God, she’s out of control!