New York

12 dicembre 2014

USA flags

Non ho visto il Rockefeller Center, né Ellis Island. Non ho visto China Town, non sono salita sull’Empire State Building. Sono passata a Wall Street senza vedere la Borsa. Non ho visto Tiffany, non ho fatto shopping. No Strawberry fields.
Ero forse l’unica donna, sul volo di ritorno, ad avere le mani evidentemente non trattate dalla famosa manicure newyorkese.

Ho fatto un sacco di altre cose però. Ho avuto giornate fitte e lunghissime.

Ho visto una marea impressionante di bandiere. Troppe bandiere. Un’inspiegabile quantità di bandiere al vento. Due le vedevo anche dal letto. Ed erano solo le prime di una lunga fila di bandiere che tappezzavano l’intera via.

Ho visto tanto Brooklyn. Ma anche Queens, Harlem, Staten Island. Anche Manhattan, certo. Non ho visto il Bronx.

Ho cenato in un diner, attraversato a piedi il ponte di Brooklyn, visto Ground Zero.

Ho preso la metro, ma sopratutto i bus. Ho camminato un sacco, con tutte le stagioni, dal caldo primaverile alla neve.

E il risultato è che New York mi è piaciuta molto, ma.

Sicuramente New York è un viaggio facile.
Mi ha colpito quel mucchio di grattacieli. Mi hanno colpito i ponti maestosi e le town houses con le scalette.
Mi ha fatto ridere l’inglese americano e sentirmi dire “What’s up?” e “You got it!” da file interminabili di denti bianchissimi.

Ma quello che mi ha colpito di più, alla fine, è stato rendermi conto di quanto tutto quello che ho visto, fatto, sentito, mi sia sembrato normale. Non semplicemente facile da capire, ma proprio conosciuto, e per questo per niente sorprendente.

Forse è perché vivo immersa nella cultura anglosassone da anni. Perché di Starbucks ne vedo uno ogni tre passi pure qua a Manchester, perché anche qua c’è Chinatown, perché i negozi sono gli stessi e lo shopping non ha molto senso, neppure viaggiando con il cambio favorevole.

Più di tutti ho amato, come sempre amo, lo stato d’animo della vacanza. Non programmare la giornata, lasciarsi trasportare dagli eventi, parlare con gli sconosciuti. E poi stare con l’amica, avere un po’ di tempo per andare oltre il “raccontiamoci tutto in mezz’ora” e arrivare anche alle chiacchiere più sceme.

Ma mi è mancata la sensazione di spaesamento dei viaggi in luoghi davvero ignoti. Mi è mancato il sentirmi fuori posto, il dover fare uno sforzo per capire la situazione, il confronto con il diverso. Perché a New York puoi comprare magneti di Mosca a Little Odessa o mangiare zil-zil al ristorante Etiope, ma non sei in Ucraina e non sei in Africa, sei sotto la bandiera a stelle e strisce, sotto il cappello di quella cultura occidentale nella quale sei nato e che perciò conosci fino in fondo.

A New York l’italiano, l’ucraino e l’etiope si parlano in inglese, senza dover tentare una nuova, primordiale forma di comunicazione improvvisando un nuovo linguaggio.

E allora, dicono i Radiohead, “no surprises”.

Insomma sì, New York bella. Mi ha regalato piccoli assaggi di innumerevoli mondi diversi. E alla fine il maggior merito che le riconosco è l’aver attizzato la mia voglia di conoscere un sacco di altri posti, di partire di nuovo.

E infine: sì, ho mangiato pure l’hot dog!
(e confermo che mi fa schifo)

 

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7 Risposte to “New York”

  1. molte piu’ foto vogliamo smilla!

    • mah! Riru non so!
      sai che le foto della mia simpatica facciona non le pubblico. e se devo mettere la foto di central park… mah, clicca su google immagini ché sicuro sono migliori delle mie, no?! che dici riru, dimmi tu ché io mi fido.

      • Immagina un libro di favole, a me piace leggere un po’ e poi guardare l’immagine, essere trasportata… poi leggere un po’ e guardare l’immagine… immagina che i tuoi lettori hanno un’eta’ mentale di sei anni… facci contenti dai

  2. Francesco said

    Proprio per questo motivo devi provare l’Asia.. Io sono rimasto incantato da Giappone e Korea (che poi sono cugini). Il passatempo migliore era quello di girare per la città a bocca aperta tipo sbarco su Marte 0.0
    Ah.. Come in Italia pochissimi parlano inglese

  3. […] capito. Ho scritto un pezzo sul mio viaggio a New York, ma dice Riru che senza foto ma dove ti presenti. Io pensavo che le foto fossero meglio quelle che […]

  4. […] “New York” del blog “Smila Blomma in UK” […]

  5. Non sono mai stata a New York, ma capisco benissimo quello che intendi. Per questo dopo che feci il mio primo viaggio in Oriente, continuai a scegliere mete da quella parte del mondo. Finendoci poi a vivere.

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