Non lavorare in Inghilterra

3 novembre 2014

Madò quanto mi sento creativa sti giorni.
Saranno tutte ste siepi.
Io, a mia sorella, in vacanza a casa, nelle Marche

Da tre anni tutti mi chiedono com’è lavorare in Inghilterra.
La risposta l’avrò ripetuta diecimila volte.

La questione è stata affrontata qua, qua e qua. E pure in moltissimi altri post sparsi variamente in tutto questo blog. Del resto l’esperienza del lavoro è quella che mi ha segnato di più nella mia “nuova vita a Manchester“. Sì, più della convivenza vera col fidanzato, e pure più della questione dell’espatrio improvviso.

Da quando sono in Inghilterra ho fatto dei lavori che mi hanno dato stipendio, diritti e formazione. E già qua la differenza tra Italia e Inghilterra era evidente.

Ma ora mi trovo in una situazione diversa, la quale si è rivelata ancora più esemplificativa relativamente alle differenze tra questi Paesi.

Sono disoccupata. E non sto cercando lavoro. E non ho l’ansia. E non ho paura di non trovare un altro lavoro quando lo cercherò. Il ché mi ha regalato una cosa preziosissima che non avevo più avuto dal giorno agrodolce della mia laurea: la tranquillità.

Le cose sono andate così: dopo anni di lavoro qui a Manchester, un giorno sono stata licenziata. L’azienda era in crisi, e io ero la testa tagliabile. C’era poco da lamentarsi, sapevo che poteva succedere da un momento all’altro, ma il pensiero di questa possibilità non mi dava preoccupazioni. Se un giorno il licenziamento fosse arrivato avrei pensato al da farsi. Prima di quel giorno avrei continuato a comportarmi come sempre. E così è stato, fino alla fine di agosto di quest’anno, quando ho chiuso la porta dell’ufficio per l’ultima volta e ho bevuto l’ultima pinta coi colleghi.

Poi, semplicemente, il lunedì dopo non sono andata a lavoro.
No ansia. No emergenza. No corsa a spostare i cuscini del divano alla ricerca di spicci.

Invece, tre giorni dopo la fine del lavoro ero a Barcellona con gli amici. Molte tapas. Molto caldo. Moltissimo vermut.

Poi sono tornata a Manchester, giusto il tempo di comprare un biglietto aereo per concedermi tre settimane di vacanza in Italia. Sono andata al mare. Ho aggiornato il mio secondo blog. Ho creato un nuovo sito web con un’amica. Ho scritto a macchina con la Robotron della DDR che mi ha regalato S. Ho giocato coi cani, visitato i parenti tutti, cucinato pizze e creato regali.

Poi sono tornata a Manchester e ho comprato un altro biglietto aereo. E tra poco me ne vado un po’ a New York. A trovare un’amica, vedere i grattacieli, prendere tanto freddo.

In tutto questo viaggiare, creare, scrivere, non ho ancora iniziato a cercare un nuovo lavoro. Mi godo il tempo libero.

E stamattina, mentre sedevo su una poltrona verde della biblioteca centrale, con in mano un libro divertente, godendo della tranquilla atmosfera di una sala baciata dal sole, ho capito che per me la più grande differenza tra lavorare in Italia e lavorare in Inghilterra è adesso: è il non lavoro.

Il maggior beneficio che ho tratto dagli anni di lavoro a Manchester è che oggi posso permettermi di affrontare la perdita del lavoro come un’occasione per regalarmi qualche mese di relax anziché come una tragedia mortale.

No, non guadagnavo come un milionario. Ma mentre in Italia tra stipendio ridicolo, affitto in nero e tasse stratosferiche alla fine del mese facevo due pasti al giorno a riso in bianco e cercavo veramente gli spicci nel divano, qua no. Perché il mio pur modesto lavoro era pagato il giusto. Sì, a un certo punto – tra poco in effetti – sarà ora che mi dia da fare, ché non sono certo ricca. Ma sto in Inghilterra, non Italia, e so che comunque a un certo punto qualcosa spunterà fuori.

Allora, dopo quel giorno in cui scoprii il tempo libero dal lavoro, adesso ho scoperto il tempo libero tra la fine di un lavoro e il successivo. Un momento in cui non temo di morire di fame, né di metterci 10 anni e 100 raccomandazioni a trovare un altro lavoro quando sarà ora.

E allora eccomi qua. A godermi qualche mese tutto per me. A leggere un libro al giorno, studiare la guida di New York, creare cose con le mie mani, e scattare foto agli arcobaleni.

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38 Risposte to “Non lavorare in Inghilterra”

  1. pensandoci… il vero confronto e’ tra New York e Glasgow! Vuoi mettere che figo che e’ qui in confronto… invito aperto, vieni quando vuoi!

  2. sembra così…semplice!

    ti invidio, ma non in senso brutto, per l’assenza di ansia. è bella. ti auguro tutto il bene. 🙂

  3. donatella said

    bellissimo post…. ma qual è il tuo secondo blog?

  4. Francesco said

    E pensare che era venuta l’ansia a me al posto tuo!! 🙂
    Felice di sapere che invece stai forse meglio tu di me 🙂

    • no ma tu sei il migliore! ho letto quello che mi hai mandato e sarebbe anche buono, penso che però mi darò ancora un po’ di tempo di calma-tranquillità-cazzeggio supremo. 😀

  5. rO said

    Anche io non so come fai. Ma ho tanta invidia, soprattutto tantissimo per gli amici, le tapas e il vermut. New York invece non mi piace più.
    Ad ogni modo buon viaggio!

  6. havas84 said

    è bello, non hai l’ansia come non ce l’hanno i giovani quando stanno cercando lavoro o l’hanno appena perso e vivono in uno Stato dove appunto sanno che qualcosa spunterà. Io quando ero in Germania quell’ansia ce l’avevo e comunque il lavoro l’ho trovato dopo meno di un mese e non mi capacitavo come altri (tedeschi) potessero essere così tranquilli. Alcuni a 30anni suonati andavano ancora all’università ma tanto erano consapevoli che un lavoro l’avrebbero trovato indipendentemente dalla loro età. Ed è bello e giusto perché così dovrebbe essere. Goditi questo splendido periodo!

  7. Baby1979 said

    DIo, adoro le persone che riescono a fare le cose senza ansia!! Io che vado in ansia anche solo al pensiero di quello che potrebbe succedere tra 40 anni!!!

  8. Bia said

    Ma che post fantastico, hai spiegato benissimo la differenza basilare tra un paese civile e uno meno. Buona pausa 🙂

  9. papoluca said

    Complimenti per il blog, lo leggo sempre, è molto piacevole e rilassante. Complimenti per questo post, direi che mi fa venir voglia di crescere le mie figlie a Manchester! Quasi quasi…

    • eh. comunque visto che leggi spesso questo blog sai anche che preferirei sempre stare in italia. alla fine, io a casa qua non mi ci sento per niente, anche quando riesco a vedere i lati positivi di questa esperienza! 😀

  10. dorotea said

    Ma come ti capisco e come condivido! E aivoglia a cercare di spiegarlo a chi è rimasto in Italia!

  11. Sono disoccupata da un anno e mezzo….non sai quanto invidio il tuo senso di serenità. Io ormai non me la ricordo nemmeno più la serenità 😦

  12. Luca said

    Ciao sono il ragazzo che ti aveva scritto perché anche grazie a te sarebbe andato a Londra.
    Qui solo per dirti che non so se è per quello che scrivi o come lo scrivi, ma è bellissimo leggere della tua vita e di quello che vuoi raccontarci di te e del tuo mondo.
    Lo penso da parecchio, con questo tuo ultimo ti sei meritata il commento in chiaro 🙂

    I tuoi post, anche se dal blog-punto di vista, pur raccontando nient’altro che la quotidianità di questa tua vita la dipingono sempre come degna d’esser vissuta. Proprio questo mi spinse a partire, cinque mesi fa: il desiderio a trent’anni di salvare il salvabile, di fuggire dall’apatia seguendo il tuo esempio e tornando a.. vivere. L’ultima carica di cavalleria prima della fine.

    Potere della scrittura, quando le parole vanno dritte al cuore e muoiono solo dopo un pò. Cara Smila, è talento allo stato puro, il tuo.

    Continuo a seguirti e di nuovo grazie. Saluti da Londra.

    Luca

    • vabbè luca mo sono arrossita e non so che rispondere.
      ma dicci un po’ di te, su! come va a londra? tra quanto verrai qua disperato ad accusarmi di averti rovinato la vita? 😀

  13. Luca said

    Andiamo, io so che tu sai di essere brava.
    Questo luogo per me è un piccolo tempio e profanarlo con qualcosa che parli di me e che non sappia raccontare mi sembra se non altro inopportuno. In ogni caso niente di originale, o che tu possa descrivere meglio.
    Sento spesso di essere felice da molti punti di vista, questo posso scriverlo.

    Eppure.. eppure sono certo mi rimprovereresti il mio scarso impegno nello studiare l’inglese.. 🙂

    Si, dovrei, lo so, ci sta.

  14. […] ♣ “Non lavorare in Inghilterra” del blog “Smila Blomma in UK” dall’Inghilterra […]

  15. Bellissimo post, Smilla! L’ho appena condiviso sulla pagina facebook del mio blog. Non potevo non farlo, è una di quelle riflessioni che ti fanno venire voglia di ricominciare una vita altrove. Grazie!

    • grazie Eli. so che capisci! grazie per la condivisione su FB, poi fammi sapere come va. io non ci sono là, è un mondo misterioso per me! 😀

      • Io per scelta non ho mai avuto un mio profilo personale su Fb, ho solo la pagina del mio blog. Il tuo post ha ricevuto molti like, ma anche questo commento da una ragazza:
        “Disclaimer: sto per dire cose impopolari ma non ne importa nulla. Allora, io l’ho fatto anche in Italia, ho avuto otto mesi di disoccupazione, tre anni fa, e lo sto facendo anche ora che sono rientrata in Italia per scelta. Comunque, se non vi piace l’Italia, nessuno vi trattiene con le catene, mi sembra?io sono andata fuori Italia tre volte, e altrettante sono tornata, ma questi continui paragoni con l’Italia non li sopporto più. Sappiamo tutti quali sono i problemi del nostro paese, giusto?le cose sono due: o si reagisce qui, o si parte. se non si puo’ partire, si reagisce qui, anche facendo proteste in piazza (vedo che ieri si sono menati per il jobs act). Il lamento su facebook, fatto solo per la MODA del momento, mi sembra inutile, retorico, banale, vuoto, inconcludente, insensato, non porta da nessuna parte, non migliora la situazione, e mi ha personalmente stancato. In bocca al lupo a tutti, ovunque andiate.”

  16. Questa la mia risposta:
    “Ciao Nadia Turrin, fai bene a dire ciò che pensi, questo spazio è per tutti, per dire la nostra. Io qui posto non solo i miei post, ma anche gli articoli di altri che mi colpiscono per qualche motivo. Seguo il blog di Smilla Blomma da quando ero all’estero, e conosco il suo percorso di vita. Poichè condivide sul blog la sua esperienza che finora è stata positiva, mi piaceva diffondere il suo messaggio qui. E non è per moda, poichè io DELLE MODE ME NE SBATTO e me ne sono sempre sbattuta: io seguo ciò che interessa a me. Seguissi le mode come certi altri blogger di tendenza, avrei 5.000 follower e non 1.286. Se poi quello che posto fa rilettere qualcun altro oltre che me, ne sono contenta. Chi mi segue da tempo sa che nel mio spazio su Facebook o sul blog non parlo mai male dell’Italia: il mio è uno spazio in cui mi esprimo sul cambiare vita, poichè l’ho fatto e mi ha fatto stare meglio. Che sia qui o all’estero, non è quello l’importante, bensì il cambiamento interiore: quello è la cosa che conta. In bocca al lupo anche a te”.
    🙂

    • 😀
      ognuno interpreta sempre un po’ come gli pare, eh? alla fine hai ragione, è bello in ogni caso suscitare qualcosa.
      detto questo: chiaro che io voglio tornare in italia e ci tornerò. e mi capiterà di essere disoccupata. e avrò il terrore. invece adesso il terrore non ce l’ho.
      il punto è: nonostante il terrore tornerò in italia! 😀
      ciao Eli, mi fa molto piacere il tuo interessamento al mio blog! ora ai prossimi commenti acidi qua sopra ti chiamo e rispondi al mio posto, ti va!? 😀

      • Ah ah ok! E dire che sono una persona che non ha mai imparato l’arte della diplomazia, e credo mai la imparerò 😉
        Mica è scontato che tu voglia tornare in Italia: io quest’anno mi sono presa una pausa forzata dal girovagare perchè ero stanca e senza un obiettivo preciso, e per un paio di altri motivi ho voluto fermarmi per un anno. Però a me proprio piace vivere all’estero, e non è affatto una fuga o una tendenza: amo vivere all’estero da quando da piccola visitai Londra e mi dissi “Un giorno emigrerò!”.
        Perchè vorresti tornare?

      • Eli, ma non mi stai attenta!!
        Ogni 2 post scrivo che voglio tornare in Italia, che mi manca casa mia, che sto qua solo momentaneamente! E infatti la questione è: io adesso sto qua e allora ‘make the most’, ma l’obiettivo è tornare a casa, posto che ha il vantaggio di ESSERE CASA! Poi penso che morirò di fame. Ma a casa! 😀

      • Mi devo essere persa qualcosa, sorry! 😀
        Allora, se per te casa è qui in Italia, devi proprio seguire ciò che senti nel cuore. Tutto il resto è esperienza. Ma non mi morire di fame, eh, che poi ci tocca portarti le mince pies sotto il ponte…

  17. trentazero said

    Il tempo.
    E la qualita’ di poterlo vivere come piace a noi.
    Impagabile. 🙂

  18. erika said

    L’ho condiviso anche io. 🙂 ti seguo 🙂

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