Il letargo

27 maggio 2014

Manco da un mese su queste pagine, mi guardo indietro e mi chiedo cosa ho fatto in questi giorni. Sono stata in letargo?

Ho viaggiato due volte tra qui e l’Italia, riuscendo a mancare le giornate di sole in entrambe le nazioni. Vivo così da diverse settimane sotto un cielo plumbeo che non mi aiuta a prendere lo slancio necessario a riattivarmi dopo l’inverno. Questa primavera di rinascita tarda e mi sento come in uno strano limbo nel quale le cose che accadono mi sembra di vederle da dietro un vetro, senza poterci mettere mano, senza contribuirvi.

Ma poi invece ci penso meglio e mi accorgo che il contributo l’ho dato. In qualche modo.

Ho vissuto Roma da turista per due giorni, scoprendone posti che disconoscevo pur con i miei dieci anni di vita romana alle spalle.
Ho scoperto i nuovi locali alla moda italiani, sempre più spaventosamente simili ai posti clonati e senz’anima dei city centre inglesi.

Posso dirvi che se volete essere super avanti in Italia vi conviene mettere un tavolo da ping-pong nel vostro locale. La birretta artigianale l’avete già importata, la bicicletta fixie pure, la barba, i jeans attillati e gli occhialoni oramai non sono più una novità. Per essere gli hipster perfetti vi manca solo un tavolo da ping-pong. Fidatevi: qua ce l’hanno tutti. E’ quel genere di cosa sfigata ma così sfigata che ha fatto il giro ed è diventata cool. Se siete particolarmente giovani potrete anche lanciarvi in partite di beer-pong. Credo che il nome dica tutto.

Ho lavorato al seggio elettorale italiano qui in terra straniera, cercando di capire chi siano gli italiani a Manchester. E dall’affluenza infinitesimale ho capito che gli italiani a Manchester cercano di dimenticare l’Italia, soprattutto i più giovani. Gli anziani, quelli emigrati cinquant’anni fa, conservano i documenti in una bustina, come gli anziani rimasti in patria, ma a volte ti chiedono di ripetere tutto in inglese, ché con l’italiano si trovano meno bene. Ricordano Alberto Sordi e tifano la nazionale di calcio ai mondiali. I loro nipoti non parlano italiano, vengono al seggio perché costretti dalle famiglie e vogliono sapere solo come si annulla la scheda.
Alcuni vogliono votare “un partito di destra, ma non so qual è” e mai come in quei momenti sei contento di dire “mi spiace ma non posso darle suggerimenti”. I più attaccati all’italia sembrano essere gli italiani-stranieri, per lo più eritrei, gli unici che entrano al seggio e si sentono in famiglia, ti guardano con tenerezza e ti dicono “dai, prima o poi ce la faremo a tornare a casa”.

Ma quello che ho capito più chiaramente da quest’esperienza al seggio è quanto sia ingombrante la burocrazia. Quintali di carta, istruzioni, timbri e verbali spediti per via aerea all’estero nell’era di internet. Decine di persone pagate per raccogliere poche decine di voti, in un’impresa costosa e inutile che si potrebbe fare, come hanno fatto gli altri stati europei, per posta.
Ho votato anche per le amministrative inglesi, in un seggio molto più informale, snello e comprensibile di quello allestito nell’ufficio consolare italiano. Un foglietto, quattro nomi e lo spazio per una X. E la possibilità, comunque, di votare per posta, nel caso in cui fosse scomodo andare di persona.
Ho capito, insomma, che la burocrazia ci annienta. E voglio dare a lei un po’ di colpa per la mancanza di interesse degli italiani a Manchester verso le elezioni europee.

Ma poi ho fatto anche altre cose.

Il mio 33esimo compleanno, ad esempio. E’ stato brutto, solitario, coperto di nuvole. Un colpo duro dal quale non mi sono ancora ripresa del tutto.
Certo, il fatto di essermi regalata, per l’occasione, un abbonamento in palestra non ha aiutato. Ma del resto ho un’età. E il mio fisico non regge. Non posso più dire che la mia palestra è il pub, mi tocca correre e saltellare come una scema nel luogo che, forse grazie al fatto che non ho mai dovuto subire la fabbrica, mi pare il più alienante dell’età contemporanea. Non so se riuscirò a scrivere un post dedicato a quest’esperienza della palestra, ma forse no. Già il solo fatto di aver capito chiaramente, al primo ingresso, che non vi incontrerò mai una persona che potrà essere mia amica rende tutto assurdo.
Non mi specchio mentre faccio gli esercizi e fra tre mesi non mostrerò agli amici le foto del mio corpo più tonico (come l’istruttore pompato mi ha suggerito); non mi vesto fica. Cerco lo sguardo altrui, ma loro guardano gli schermi giganti davanti al tapis roulant; vorrei scambiare due chiacchiere, ma hanno tutti le cuffie.

Ho fatto una gita a Sheffield e ne sono stata contenta. Pioveva e alle cinque si è fatto il deserto. Con nessuno più in giro a distrarmi dalla città stessa, ho capito che finalmente ho visto, qui in Inghilterra, una città più brutta di Manchester. Questo mi ha un po’ sollevato il morale.

Ho guidato dall’altra parte e non l’ho trovato particolarmente strano. Ma ho dato una valanga di manate allo sportello con la destra, perché è con quella mano che mi viene normale cambiare marcia.

Ho comprato un grande sacco di terra e alcuni vasi, ma non ho ancora le piante da metterci dentro.

Ho preso l’abitudine di fare il ciambellone per colazione. Come i vecchi. E non è una questione di salutismo per dire basta ai biscotti burrosi, è una questione di soldi: il ciambellone è la cosa che mi conviene di più, compreso l’acquisto dello sbattitore elettrico a 4.99£, meno di un biglietto giornaliero per gli autobus di Manchester.

Ho iniziato a leggere per la prima volta “La storia” di Elsa Morante ed è probabilmente la cosa più bella che abbia mai letto. Forse prenderà il posto, nella mia classifica personale, di “I fiori blu” di Queneau. Se lo merita. Però mi dispiace.

Oggi lavoro da casa e per la prima volta in un mese ho tempo di scrivere qui, di ripassare quello che mi è successo, di capire cosa sto facendo e dove sto andando. E’ semplice: non sto andando da nessuna parte. Ma alla fine, a pensarci bene, non è vero che non faccio niente. Una forma, seppur minima, di veglia c’è. Non è totale letargo.

 

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6 Risposte to “Il letargo”

  1. Manoel said

    se la storia se la gioca coi fiori blu corro subito in libreria a comprarla!

    leggerti mi ricorda la mia vecchia vita dublinese… che era grigia. plumbea. ma mi ha insegnato a star bene con me.

  2. Ciao!! Mi è piaciuta molto questa tua riflessione sugli italiani all’estero che vanno a votare. Sarà che ho uno spirito da antropologa, e mi piace sempre osservare l’italiano espatriato, sia esso giovane o anziano. Riguardo alle nuvole, dopo sette mesi di fila in Oman con sole, sole e ancora sole, ti assicuro che dopo un po’ sogni un bel cielo plumbeo da pianura padana, per spezzare la monotonia di un cielo sempre sempre uguale 🙂 Però, ammetto che il sole mette di buon umore, e per me che sono meteropatica, quando vivevo a Torino ero sempre depressa!
    Non ho mai letto nulla della Morante: mi metterò al passo.
    Un abbraccio grande! Io in procinto di tornare in Italia per l’estate. Che grigiume mi aspetterà?

  3. […] “Il Letargo” del blog “Smila Blomma in UK” […]

  4. mari said

    Che vuoi dire con questa cosa che i vecchi fanno il ciambellone per colazione? -.-‘

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