La roulette russa

21 febbraio 2014

Any plans for the weekend?
(tutti i santi venerdì)

La differenza culturale tra italiani e inglesi che soffro di più è quella nell’organizzazione del tempo del non lavoro.
Sì, vero, c’è differenza pure nel tempo del lavoro, nel senso che gli inglesi sono sempre più puntuali di noi e chiamano e si scusano se fanno cinque minuti di ritardo mentre noi consideriamo puntuale uno che arriva 20 minuti dopo. Ma vabbè.

Volevo parlare del tempo del non lavoro, quello durante il quale noi italiani l’orologio non lo guardiamo proprio, quello per colpa del quale arriviamo al cinema sempre dopo l’inizio dell’ultimo spettacolo perché “madò, sò già le 10?“.
Questo approccio fuori orario per noi vale tutti i giorni dal momento in cui usciamo dall’ufficio e, ovviamente, per tutto il weekend.

Il mio weekend vede di solito una sveglia a un orario ignoto e inspiegabile, una colazione lunga, lenta con intermezzi di balli più o meno sfrenati a seconda della playlist della radio e poi un “che si fa?“. L’aspetto che preferisco di questa domanda è la totale mancanza di urgenza che la accompagna. La risposta può latitare per ore o colpire immediatamente; di sicuro sarà imprevedibile. Non so cosa farò nel weekend fino al weekend stesso. Di più: spesso passo il weekend a chiedermi “che si fa?” fino al lunedì mattina, quando la sveglia mi riporta (ahimé) al mondo di quelli con l’orologio al polso. E va bene così perché sono il ritmo lento e la procrastinabilità con la quale mi rapporto a qualunque possibile evento a darmi soddisfazione. Vorrei fare una cosa, poi non voglio più, poi cambio idea di nuovo, il tutto senza tensioni.

Gli inglesi no.

Per gli inglesi comprare un biglietto aereo per Pasqua mesi prima non è normale, è un dovere morale. Molti di loro hanno già prenotato le ferie di agosto e il capodanno. Hanno anche riservato un tavolo vista mare per l’anniversario di nozze in un ristorante italiano che ha comprato l’agenda del 2015 solo per loro.

Chiaramente quando questi piani se li fanno da inglese a inglese nessun problema. La situazione si fa più complicata quando ti invitano a party che si terranno tra due mesi (anzi, 8 settimane), o ad uscire per dei drink tra 2 venerdì o 5 sabati (l’anticipo dell’organizzazione dipende dall’importanza del giorno, per cui il sabato va occupato molto prima, il venerdì un po’ prima, un martedì anche solo una settimana prima).

A un invito del genere tu latino non sei in grado di reagire, lo vedi come un colpo basso perché è ovvio che non hai nessun programma per nessuno dei giorni che un inglese andrà a proporti. Lui ti batterà sempre sul tempo. Quel che è peggio è che i giorni per i quali ricevi l’invito sono così lontani (nella tua testa mediterranea: remoti) che non sai nemmeno inventare una scusa plausibile per dire di no. Allora non riesci a rifiutare.

D’altra parte il tuo io più attaccato alla terra natìa rifiuterà anche solo di considerare la possibilità di accettare l’invito per un evento così lontano, qualunque esso sia, perché sarebbe un punto di non ritorno. Per l’inglese accettare un invito per un’uscita tra amici e firmare un contratto di lavoro hanno lo stesso peso: non si può violare la parola data, non si può scombinare i piani di tutti.
Tu non vedi come la tua assenza ad un evento informale che include 10 persone, prevede almeno 20 cocktail ciascuno e quattro risse per sbornia possa fare alcuna differenza. Eppure, incredibilmente, per l’inglese la fa. Ma tu come fai a essere sicuro che quel venerdì tra tre settimane avrai voglia di andare? Allora non puoi accettare.

Come si vede, da questo vicolo non c’è uscita: ricevere un invito da un inglese è per un italiano né più né meno che una roulette russa.

Questa differenza culturale, va detto, è malsopportata anche dagli inglesi stessi.
Se tu, pieno di quel senso di gioia e scampata morte che solo la fine di una giornata lavorativa sa darti, ti senti particolamente felice e inviti un collega per una pinta al pub o a cena da te per la sera stessa crei il panico. Esattamente lo stesso panico descritto sopra per la situazione inversa. L’inglese ti guarda e ti dice “intendi oggi?“. E anche quando non ha niente altro da fare se non andare al Tesco express a comprare una beef lasagna da scaldare al microonde e mangiare sul coffee table da solo davanti alla tv, ti dice di no. O magari ti dice di sì, pensa che sei esotico e il giorno dopo passa la mattina a raccontare ai suoi amici di questa pazza, stravagante serata trascorsa con un amico straniero.

Oggi è venerdì e io non ho idea di cosa farò domani o domenica. Ho ricevuto un invito al quale non ho risposto: è come avere nel telefono una bomba pronta ad esplodere. Non so se uscirò, se andrò a cena fuori, se inviterò qualcuno da me.

So solo una cosa. Prima di uscire dall’ufficio la mia capa mi farà l’inevitabile domanda:
Any plans for the weekend?

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15 Risposte to “La roulette russa”

  1. Enzo said

    Io lavoro qui a Leeds da solo 2 settimane, ed e’ il secondo venerdi’ che il mio collega indiano, mentre prepara il caffe’, mi fa questa domanda 🙂
    Tra l’altro non lo chiedono tutti, soltanto lui. E oggi gli ho anche accennato un invito (andro’ a una cena con gente del forum del couchsurfing, gente che non conosco), ma lui non ha colto l’accenno. Certo che sti anglosassoni gli devi proprio spiegare tutto esplicitamente! Pero’ vedi, per esempio quelli del CS ragionano in maniera diversa, anche se inglesi sono piu’ easy-going, e anche quando ero a Bristol erano tranquillamente in ritardo anche loro agli appuntamenti. Sara’ che se ne fregano perche’ sono giovani. Per oggi ovviamente un minimo di organizzazione ci voleva, ma senza nessuno stress: l’appuntamento e’ al pub alle 18.30, quando arrivi, arrivi.
    Come ti ho detto altre volte: io il primo shock culturale l’ho avuto spostandomi da Napoli al Veneto, quindi ormai qui in UK e’ tutto in discesa!!

    PS: perdonate l’uso degli apostrofi al posto delle vocali accentate, maledetta UK keyboard!!

  2. Ah, l’essenza del Brit in una riga! “E anche quando non ha niente altro da fare se non andare al Tesco express a comprare una beef lasagna da scaldare al microonde e mangiare sul coffee table da solo davanti alla tv”

  3. In effetti, come accennato nel primo commento, pure Oltrepò (ma non soli) c’è gente che prende l’improvvisata come un insulto.
    In effetti i termini “spontaneità” e “sorpresa” devono esser passati demodè. …

  4. trentazero said

    Porca miseria, per fortuna che ho comprato l’agendina mignon da borsa.

  5. E’ tutto vero, verissimo. Palpabile. Si sente cosa senti, sei favolosa. E consolatoria 🙂
    Grande Smila

  6. chiara said

    mi sa che ho dell'”inglesità” in me per quanto riguarda la questione organizzazione
    ahahahah
    grazie del passaggio nel mio blog!
    un saluto!

  7. […] Smila Blomma In UK, “La roulette russa”: Gli inglesi no. Per gli inglesi comprare un biglietto aereo per Pasqua mesi prima non è normale, è un dovere morale. Molti di loro hanno già prenotato le ferie di agosto e il capodanno. Hanno anche riservato un tavolo vista mare per l’anniversario di nozze in un ristorante italiano che ha comprato l’agenda del 2015 solo per loro. […]

  8. TADS said

    sinceramente non so se condividere o meno il modus vivendi degli inglesi, l’organizzazione del tempo libero, intendo quella che rasenta la paranoia, è alienante.
    L’iperattività è un antistress che stressa, fermo restando che non penso sia divertente ubriacarsi e fare risse. L’ozio è un garage concettuale, uno stop ai box per non fondere.
    Tanto per capirci, a me piace andare in piscina, non faccio l’abbonamento, quello in cui pagherei nove ingressi per averne dieci, perché odio ipotecare le mie attività ludiche.

    Bel post

    TADS

  9. Mario said

    Hai reso perfettamente l’idea di tutto e mi hai strappato più di un sorriso. Brava!

  10. […] delle tante cose che detesto della mia vita inglese è l’amore smisurato che questa popolazione ha per gli acronimi. […]

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