La mia Africa / 2

9 ottobre 2013

Sono atterrata a Nairobi dopo un viaggio lunghissimo, ma che, anziché fiaccarmi, mi caricava passo dopo passo. Al check-in ero serena, in volo emozionata, all’arrivo felice.

In mezzo a una marea di persone scurissime e chiassosissime, a trovare mia sorella ci ho messo un minuto. Lei era l’unica cosa che la mia essenza muzungu (cioè bianca o scema) mi permetteva di riconoscere in mezzo a un mare di alienità. Non ero mai uscita dall’Europa, vale a dire che non avevo mai visto un posto che fosse totalmente diverso da casa mia. L’arrivo, comunque, non è stato uno shock, ma la sublimazione di uno stato di eccitazione stile-fanciullino. La mia frase definitiva di questo viaggio è già, e continuerà ad essere: “Guarda quello!!! Che è?

Per mesi mi sono chiesta se del mio viaggio in Africa avrei apprezzato di più il viaggio in sé o il fatto di poter non lavorare per un mese intero.
Solo una scema si poteva porre una domanda del genere.

In auto dall’aeroporto verso casa ho imparato un sacco di cose fondamentali:

  • l’uscita dal parcheggio dell’aeroporto è delimitata da due transenne, ma la fila è solo in una delle due, perché se passi dall’altra paghi il doppio, pur avendo parcheggiato nello stesso posto;
  • nelle poche strade grandi di Nairobi stanno prendendo piede le rotonde, ma usate alla maniera locale: polizia a tutte le uscite per gestire il delirio, clacson perenni e semafori serenamente ignorati da tutti;
  • a Nairobi il traffico di macchine è esagerato, ma quello umano è anche più impressionante: camminano tutti e ogni tanto si riposano con una dormita per terra sotto un albero;
  • le donne portano i tacchi, sempre, pure se fanno venti chilometri al giorno, pure se li fanno in mezzo alla terra;
  • sebbene lo sviluppo edilizio corra come in Inghilterra e ci siano cantieri ovunque, flora e fauna dominano indiscutibilmente, svelando panorami sconosciuti e strabilianti.

Ma ora basta con l’analisi sociale.
Ho visto le giraffe!
E le zebre, gli gnu, il rinoceronte, i leoni, le gazelle, i babbuini, i facoceri e alcuni che non sapevo cosa fossero.

Sveglia all’alba, ché altrimenti fa troppo caldo e gli animali non si vedono, arriviamo al parco cittadino e quello che vediamo è assurdo: siamo nella savana ma sullo sfondo spiccano i grattacieli della città, sopra di noi atterrano gli aerei, in lontananza sentiamo i clacson. Il tutto mentre i leoni finiscono di sbranare la loro colazione.

(clicca su una foto per aprire la galleria)

Sembrava di stare dentro al cartone Madagascar per quanto era tutto incredibile. C’era l’ippopotamo immerso nel laghetto, i coccodrilli in attesa che le zebre si avvicinassero, le gazzelle che saettavano velocissime. Ma la mia preferita è decisamente la giraffa, che ti guarda curiosissima e poi scappa pianissimo, gigante con movimenti rallentati.

Poi siamo andati alla Rift Valley, abbiamo pensato alla storia dell’uomo, a Lucy, alle nostre radici più profonde, ma solo per cinque secondi. Prima, cioè, di farci squartare un capretto davanti agli occhi, aspettare due ore che fosse cotto alla brace e mangiarlo sotto un sole bollente innaffiato da un’immancabile birra Tusker.

Ma questo lo racconterò poi.

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10 Risposte to “La mia Africa / 2”

  1. Mi sono divertita fino al capretto 😦

  2. misstuffo said

    Mamma mia che meraviglia! Solo la giraffa vale tutta la meraviglia del posto *___*

  3. Natalia pi said

    Forte! Io in Africa non ci sono mai stata! Ci vive, tua sorella? E com’è? E come girate per le città? Mi sa che il prossimo viaggio grande quando avrò dinuovo un lavoro dovrà essere in Africa.

  4. che invidia!! Io la giraffa l’ho vista solo allo zoo di Pistoia e nonostante fosse una situazione tristissima rispetto a questa sono andata in estasi come una bambina!! 🙂

  5. Oooooohhhhh (di stupore)

  6. edp said

    Ecco io gli animali non li ho mai visti, in quell’Africa in cui sono stata. Qualche sparuto asino, capre, capre, capre e uomini-bestia tanti, e tra tutti, quelli con la mimetica e il fucile erano i peggiori. Roba da aver paura davvero.

  7. silvio said

    ma ti sei licenziata?

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