In medio stat virtus

24 maggio 2013

Il primo giorno ti svegli e senti un pizzicore alla gola.
Il secondo giorno cominci a fare dei colpetti di tosse.
Il terzo giorno hai l’aspetto e la voce della mamma della banda fratelli dei Goonies e tutto quello che riesci a dire è “Quatthro acque!”.

Ti senti (ed effettivamente sei) una chiavica. Hai passato il tuo compleanno a bere camomille sotto la copertina di lana e cercando di convincerti che quell’aspetto miserabile e deprimente dipenda dalla malattia e non dall’anzianità.
Ti duole tutto e tossisci e sputi germi.
Sei uno spettacolo indecente.

Passi la notte a vegliare, a bere altre camomille, a camminare su e giù, a leggere i tweet di quelli che vivono dall’altra parte del mondo.

La mattina sei esausta e decidi che quel momento è arrivato: devi andare dal dottore inglese.

Sembra una cosa da niente, ma a pensarci bene lo sai che quando ti iscrivi al dottore di un’altra nazione hai fatto un passo in più verso lo sradicamento da casa tua. E questa è un’altra cosa che non volevi assolutamente. Ma è una questione di vita o di morte, no?

Il mal di gola, dite voi, non è una questione di vita o di morte? Ah beh, sputate come ho fatto io negli ultimi giorni e poi ne riparliamo ok?

Insomma, mi bardo come l’astronauta e mi presento all’alba allo studio medico. L’avevo visto da fuori, ma non c’ero mai entrata. E’ così tecnologico e colorato che pare un incorocio tra un asilo e la sede di Google.

E’ prestissimo, il posto ha aperto da 3 minuti e non c’è nessun paziente in attesa, solo la receptionist. Tossendo (per dare più peso alle mie parole) le spiego che devo vedere un medico subito, è urgentissimo.

Quella mi chiede se ho un appuntamento e io le dico che no, non ce l’ho l’appuntamento, visto che la morte non è che si preannuncia di solito. Lei mi dà dei moduli da riempire e dice che poi potrà darmi un appuntamento per domani. “Domani? E’ urgente, sto male oggi, devo vedere qualcuno oggi”. Mi sento morire, ma lei è come un cane da guardia e non mi farà mai oltrepassare la porta dove i medici si stanno facendo una partita a carte (visto che altri pazienti non se ne vedono).
Depressa e stremata dal mio giro a vuoto, torno a casa con in mano un promemoria per l’appuntamento dell’indomani. 26 ore mi separano dalla mia prima visita medica inglese.

Ho tutto il tempo, insomma, per riflettere su come in Italia gli studi medici siano spesso squallidi e vecchissimi, ma non esiste che uno si presenti davanti a un medico e venga respinto. In Italia arrivi 1 ora prima dell’apertura e trovi già dai 5 ai 10 vecchietti in fila con buste di medicinali e sai che aspetterai tutta la mattina leggendo Famiglia Cristiana, ma comunque tornerai a casa con una diagnosi e una ricetta in mano. Sarai visitato sicuramente. In Inghilterra no. Senza appuntamento non puoi avere il servizio, come dal parrucchiere.

E intanto aspetto, altre 20 ore. Non vedo l’ora.

Ho anche tutto il tempo per tradurre online le parole chiave della mia visita: bronchite, antibiotici, tosse mortale, male supremo.

E intanto aspetto: altre 15 ore. Sto male, mi fanno male anche le orecchie. Se fossi in Italia il medico sarebbe venuto lui da me. Ah, come soffro!

Ho il tempo per mettere in borsa le medicine che ho preso fino ad ora, tanto per far capire al dottore come mi sto trattando, magari me lo chiede e io voglio essere preparata: caramelle per la gola, qualche pasticchetta, uno scirppo omeopatico (che dio mi fulmini!).

Un’attesa infinita. Non riesco a fare niente, sto solo aspettando, tossendo, aspettando, soffiandomi il naso, aspettando, lacrimando un po’, aspettando, ricordando il medico in Italia.

Finalmente arriva il giorno dopo. Incappucciata come al solito torno allo studio, questa specie di centro Nasa con i giochetti dei bambini, i muri colorati, i cartelli “No agli antibiotici” e i maxi-schermi che promuovono un sano stile di vita (cioè massimo due pinte di birra al giorno).

Su un piccolo schermo digito il mio sesso, mese e anno di nascita finché compare un messaggio colorato a informarmi che ho fatto il check-in correttamente, arriverà il medico a chiamarmi tra poco.

Continuo a sputare germi in ogni dove e mi siedo con altri due in attesa. Sono stanca di aspettare, ma fiduciosa che questa visita mi rimetterà finalmente in sesto e che il dottore mi ascolterà come un padre e mi incoraggerà dopo aver riconosciuto le mie enormi sofferenze.

Dalla porta magica esce finalmente un indianino sorridente che si piazza davanti a noi tre in fila e dice una cosa che non capisco. Noi tre ci guardiamo, lui ripete. Alla terza volta capisco che sta dicendo il mio nome, ma in un modo assurdo, la pronuncia peggiore che io abbia mai sentito, una cosa che mi fa pensare che l’inizio di questa visita sta andando malissimo, perché il mio è un nome facile pure in inglese ed è impossibile che uno che ha studiato medicina per 10 anni (“hai studiato almeno 10 anni, vero???”) non sappia dirlo a quel livello.

Entro, gli dico “ho mal di gola”. Lui mi guarda, mi apre la bocca, mi spara uno stetoscopio sulla schiena, mi dice “no antibiotico”, mi dà un foglietto e richiude la porta alle mie spalle. Il tutto in 2 minuti.

Senza avere avuto il tempo di fare, dire, pensare nulla, mi trovo fuori dallo studio con questo foglietto con su scritta una diagnosi prestampata, con l’aggiunta del nome, scritto a penna, di una medicina. La diagnosi dice: mal di gola. Gliel’ho suggerita io!

No Antibiotics

In pratica c’è scritto tutto quello che il dottore italiano ti dice mentre vi fate due chiacchiere su come stanno i tuoi, su come il comune ha chiuso la strada vicino casa sua e adesso è un casino, su come sti giorni la primavera tarda ad arrivare ma comunque il caldo afoso di agosto non ci manca mai ecc.

C’è tutta l’efficienza anglosassone, manca tutta la personalizzazione italica.

Cosa è meglio? Cosa è meglio? Cosa è meglio? Me lo chiedo da due giorni, ma c’hanno ragione gli avi, come sempre.

In medio stat virtus.

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24 Risposte to “In medio stat virtus”

  1. Eh no! E’ meglio qualcuno che ti guarda negli occhi, ti sorride rassicurante e anche se da dietro il pc sta giocando al solitario tu ti senti ascolta, capita, curata.L’effetto placebo dove lo metti ?!

  2. baby1979 said

    Io ho avuto un’esperienza intermedia diciamo, nel senso che ho chiamato il medico di base e mi ha dato appuntamento dopo 20 giorni (non era urgente per fortuna), ma quando mi ha visto mi ha fatto una visita molta lunga e accurata, prelievo di sangue e referral per gli specialisti. Però mi è mancato moltissimo il calore del mio medico di base italiano e la serenità di essere ascoltata e rassicurata! 😦

    • ma scusa ma in USA non è privata la sanità? e aspetti 20 giorni per un medico che paghi!? occristo. scrivici un post su questo chè devo capire!!

      • baby1979 said

        il medico di base è gratis…con quello che pago di assicurazione!! E’ che qui il medico di base non ha la valenza che ha in Italia, ci vai più che altro per farti fare il referral per gli specialisti. Se hai urgenza conviene andare all’urgent care o all’ER se proprio stai male. Però sì, forse dovrei scriverci un post…

      • eh ma se hai già dovuto pagare l’assicurazione vuol dire che non è gratis! è prepagato, no!? cioè, se non hai l’assicurazione lui ti visita lo stesso? madò cmq sì la questione dei medici è assurda! a me che mi abbiano fatto aspettare 24 ore pare già improponibile! dai, non vado in ospedale per una sospetta, solita, tipica, bronchitella, no!?

  3. tiziana said

    Cara Smila, ti leggo da tanto ( e quindi è implicito che mi piace la tua visione del mondo attraverso il blog, però un complimento da un’estraneo fa sempre piacere), ma mi paleso solo adesso che mi sento chiamata in causa! Sono un(a) giovane medico di medicina generale, ancora non ho i miei pazienti, ma ho finito i 3 anni post lauream che occorrono in Italia per diventarlo, quindi da noi minimo studi 9 anni, ma poi eserciti diversi anni come sostituto prima di avere un tuo ambulatorio quindi l’esperienza è molta di più, per non contare che alcuni hanno anche ulteriori specializzazioni, quindi altri 4-5 anni di studi e pratica! A parte questo “pippone” chiarificatore mi piace che tu sottolinei la forza del “medico di famiglia” ovvero il rapporto umano, che purtroppo in Italia non sembra essere considerato dai burocrati che ci governano e che vorrebbero, sbagliando, farci avvicinre sempre più al modello anglosassone, di cui tutti gli italiani expat che conosco si lamentano! Posso linkare il tuo blog ad una community della scuola di formazione in medicina generale toscana? Un saluto e riprenditi presto! (Da medico ti avrei magari consigliato le stesse cose del tuo foglietto esplicativo, ma con un sorriso, una pacca su una spalla e MAI, anche se lo studio è su appuntamento, rimandandoti indietro, sia per umanità, sia perché avrei apprezzato lo sforzo di non chiedere la domiciliare, sia perché si rischia la denuncia per omissione di soccorso se poi quella banale tossetta era qualcos’altro)

  4. Mia cara, la tua ironia agrodolce è davvero imbattibile: neppure il tuo stato pre-agonia riesce ad annientarla. Che posso dirti: guarisci presto e… se puoi, non pensare troppo all’Italia, se fossi qui te ne andresti via un’altra volta…

  5. Carissima, oh sorella, è così. Dì addio al dottore che viene a casa, all’augmentin per il raffreddore. Consolati, il sistema funziona, eventualmente, come pure l’animismo e la medicina ubuntu… funziona tutto.

    • cara, anfatti mi sa che da ora in avanti mi affiderò solo a tiziana (mio medico online definitivo, vedi commento precedente) e a qualche sciamano espatriato in questa landa desolata. basta che funziona, no!? ce la faremo!

  6. smila quando ho letto ho pensato ecco la vecchia volpe smila imprigionata in questo sistema che rimpiange qquello italiano che io ovviamente ODIO VECCHI PERCHE’ SIETE QQUI VIA VIA PAESE DI ANTIBIOTICODIPENDENTI. comunque sono d’accordo con te sul fatto che vai dal medico e ti liquida dandoti una pomata a caso col terrore cieco di doverti visitare e/o toccare. molto meglio googolare i tuoi sintomi e pensare di avere una malattia incurabile e mortale.

  7. AHAHAHAHAHAH
    (scusa)
    AHAHAHAHAHAHA
    (ok, scusa)

    Ma quindi sei nata anche quasi come me? 😉

  8. Jo said

    Finalmente leggo qui un buon motivo per cui l’ apparato buro-elefantiaco italico non è da disprezzare. Si potrebbe far molto meglio ma anche molto peggio (ci stiamo attrezzando).
    Perciò chi come me ha deciso di restare, guerrigliare e adeguarsi in fondo proprio tonto non è ….Se un giorno decidi di rientrare ti faccio un corso di sopravvivenza 😉

  9. mari said

    Cara, per fortuna il mio medico di famiglia è mio padre, anche se lui non si è laureato in medicina bensì quasi laureato in storia e filosofia, ma che c’entra. Da quando siamo nate, ci imbottisce di antibiotici anche per le doppie punte, chè non si sa mai: non ha mai creduto di essere rimasto orfano per la “bevuta d’acqua fresca” alla fontana, della sua mamma trentunenne, e ha sempre dato la colpa all’autarchia dell’italietta littoria che lasciava sprovvisti di penicellina i sensali di paese. Donde, tra l’altro, il suo antifascismo, istintivo, immunitario.
    Oltre a ciò, e solo per un suo recente vezzo green-economy, negli ultimi dieci anni agli antibiotici ha affiancato massicce dosi di propoli, diluita in alcol al 15%, proporzioni che potresti ottenere nelle preparazioni da banco, come per esempio le caramelline per il mald i gola, solo acquistandone un silos, ed a patto di masticarle tutte, ovviamente. Considera poi che il mio bisnonno Raffaele era uno stregone che sapeva impedire al cielo di piovere, ed è quindi piuttosto normale che nonna intrugliando con cenere e gocce d’olio se la cavi egregiamente contro il mal di testa.
    Tutto ciò per dire che nel caso in cui Tiziana sia in vacanza, puoi rivolgerti a me per riti sciamanici, cure omeopatiche, indicazioni antibiotiche e relativo spaccio trasfrontaliero dei preziosi blister.
    Nonchè per una bella dose di effetto placebo, certo. Sono un’esperta, combattendo dalla più tenera infanzia contro morbi mortali acquattati tra i molli anfratti del mio cervello.

    Un bacio, che fa guarire 🙂

    • tu mi butti in mezzo a questa profezia il fatto che tuo nonno non faceva piovere?! ma lo capisci che quello guarirebbe da solo la totalità dei miei mali!? ti prego, tira fuori quel gene, lo so che da qualche parte ce l’hai, poi vieni qua e fallo smettere. Please!

  10. Anna8 said

    Oh Smilla! condivido tutto!!!! ma faccio anche l’avvocato del diavolo avendo lavorato per l’NHS per anni. I dottori hanno degli slot di tempo per visitare pazienti (e scrivere il report sul PC) ridottissimi, fissati dall’organizzazione, e questo vale anche per i pediatri che lavorano con pazienti incapaci di esprimere i propri sintomi … tutto ció per dire che non é colpa del dottore in persona, ma del sistema che viene mal finanziato/gestito. I dottori si lamentano di questo con le segretarie costantemente …i bravi dottori 🙂

    • ma infatti il mio dottore (che si chiama BABAR, come l’elefante) mi è stato pure simpatico. però, bah, volevo delle medicine!!!

      • Anna8 said

        Ah beh, no per le medicine devi essere in punto di morte … deve esserci stato l’ordine dall’alto per risparmiare: ‘niente medicine ai pazienti, che soffrano!’ masochismo inglese 😉

  11. Luca said

    Ciao Smila, sono poi arrivato su anchio, come mai tutta sta nostalgia dell’italia? (volutamente in minuscolo)

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