Resistenza?

18 maggio 2013

La chiamavano così, resistenza, le mie amiche dell’anno dublinese, quando noi altri eravamo rimpatriati e loro dovevano restare ancora un po’, per finire i loro lavori, i loro erasmus, i loro curricula.

Io non la chiamo così perché la mia permanenza inglese dura da un sacco di tempo, ma quando, raramente, ci penso, trovo sia resistenza pure la mia.

In un sabato di metà maggio, quando il cielo è grigio, la pioggia lava i vetri e il termometro segna 9 gradi, io non dico resistenza, ma alla fine di tutto, a guardarmi da fuori, sembra che io la stia vivendo.

Travaso delle piantine appena comprate e che cercherò di crescere, ma senza sole sarà dura.

vasetti

Col maglionicino a righe cucino una pasta con la peperonata, bevo una Falanghina e finisco il pasto con un caffè uscito da una napoletana.
Leggo un libro, parlo su skype con la famiglia, guardo mezzo film sul divano e dò un’occhiata a Twitter. Ascolto la radio in una lingua che capisco ma mi suona strana.

Ripenso al weekend qui con gli amici di sempre, coi quali guardo Manchester come se fossi in vacanza pure io: i palazzi importanti, i negozi, i sapori di tutto il mondo che in Italia non si assaggiano mai.

In tutto quello che faccio, fra le righe della mia quotidianità, a farla da padrona è l’attesa. E chiamarla resistenza sarebbe onesto, ma troppo difficile per chi non può fare un conto alla rovescia.
Potrei pensare al mio prossimo rientro in patria, alla boccata d’aria che prenderò prima di tornare nella pacifica e quieta attesa della mia vita mancuniana, ma è difficile pensarci adesso che non ho ancora un biglietto aereo in tasca.

Resisto. Aspetto.
Di tornare a sentirmi a mio agio in un mondo che capisco completamente, di cui mi sento parte minuscola ma integrante, o integrata. Resisto al maltempo, a una cultura conosciuta solo in parte, a un mondo nel quale mi immergo ma da estranea, provando una mimesi che non mi riesce fino in fondo. E che in effetti non voglio riesca.

Aspetto e mangio, respiro, cammino, lavoro in una vita che sento come una parentesi, un momento. Allora vado avanti e quando, rari sprazzi di lucidità, realizzo che sto qua da quasi due anni, mi pare impossibile. Perché due anni di attesa sono tantisismi. Due anni sono una vita, non un’anticamera.

Eppure io aspetto e non mi accorgo che sto vivendo. E alla fine va bene così, senza pensieri ingombranti a lungo termine, solo piccoli passi uno dopo l’altro. Il lavoro, il weekend, il concerto, il pane fatto in casa, il volo verso Roma, la chiacchierata su Skype.

In effetti forse ho ragione, non è resistenza, ma un periodo come un altro: una lunga stagione delle piogge nella quale ho imparato a miscelare il sole che ho dentro e il vento che c’è fuori, il riso al curry e il nero d’avola, il see you later e il daje tutta.

Non è detto che sia male.
E comunque è pur sempre un periodo: prima o dopo finirà.

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15 Risposte to “Resistenza?”

  1. NicMas said

    Carissima, che dirti?
    Comprendo perfettamente il tuo stato d’animo…ma posso assicurarti che non è dovuto al luogo, alla temperatura, alla pioggia, quella specie di piccolo vuoto che senti non è nostalgia, non è voglia di vacanze… credo che quello che manca in questo momento è un punto a cui vuoi arrivare, hai bruciato le tappe, hai ottenuto tutto quello che desideravi, sei riuscita a trasferiti, ad integrarti, a trovare un lavoro dignitoso, ben pagato…ed ora? Dove vuole andare Smilla? …o cosa vuole raggiungere? Sei ad un punto A, fissa il B, e mettici risorse, entusiasmo, forza, energia per raggiungere B…il tragitto te lo imposti tu,,,come meglio si adatta a te…
    come disse un tuo concittadino un botto di tempo fa:
    “…E’ l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi…”
    Spero di averti fornito qualcosa con cui quella tua testolina tanto brillante possa distrarsi un pochino…

    Un abbraccio, con grande stima per quello che stai facendo.

    NicMas

  2. Antonella said

    Bel post. Vivo a Manchester da febbraio, ma non riesco proprio a sentirla come casa mia.. E non la trovo neanche così brutta, solo non mia.
    Il cielo è grigio, è maggio. C’è poco da scherzare, è triste.

  3. baby1979 said

    Tocca cercare di prenderla così, vivere giorno dopo giorno senza fare programmi nè immaginare dove si sarà tra qualche anno…cercare di prendere il meglio di dove viviamo senza pensare sempre a quanto sarebbe meglio a casa nostra…
    Un abbraccio di comprensione

    • infatti non ci penso sempre. ci penso a volte. ci penso soprattutto quando non sto lavorando e non posso uscire perché fuori c’è la tempesta…. ah! però sì, hai ragione tu, un giorno per volta.

  4. Cara.Anche io ho un po’ la sindrome di Ulisse … in 18 anni ho vissuto quasi due anni a Madrid, uno a Mallorca, 9 mesi in Grecia, 13 a Verona che anche se è in Italia non è comunque casa mia.Ora ci riprovo in Sardegna. Non è come vivere all’estero sicuramente ma posso empatizzare con questo tuo stato d’animo .C’è qualcosa che accomuna le persone che si muovono, che mettono la testa fuori dalla zona di comfort …. inquietudine, curiosità, indole…non lo so…. di certo non è tempo perso, di certo a te sembra di essere ferma ma invece stai crescendo, maturando .Poi arriva n giorno e succede qualcosa e tutto d’un tratto le cose cambiano, ma non è tutto d’un tratto, il cambiamento era iniziato mentre a te sembrava di stare ferma. Succede anche a me ora. Oddio che male mi sono spiegata! Ce provo in inglese ?!?!?!

  5. Smiluccia,bel post.io invece in italia mi sento imprigionata in un mondo di incivili,non credo potrei riviverci,mi scatena la frustrazione.vero che due anni sono vita,la tua tra l’altro,e cazzarola,ma a roma proprio non si trova niente?

  6. Ti capisco, amica. E non solo perché anche qui è grigio, piove e fa freddo :*

  7. laura said

    il punto è proprio quello che hai centrato tu, credo, resistere, non è facile, ma è necessario e, un respiro dopo l’altro, si va avanti, nell’erronea convinzione di essere rimasti fermi e si comincia inavvertitamente a vivere.
    Non mollare!

  8. Gems said

    Forza e coraggio love!!!

  9. Mi hai fatto tanta tenerezza.
    Comunque io credo che a cambiare si faccia sempre in tempo, finchè non trovi il posto dove non senti più di vivere aspettando qualcosa.

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