A new horror standard

12 ottobre 2012

Quando la mattina in ascensore l’ormai vago sapore di caffè che ho in bocca viene contaminato dall’odore del bacon nel panino che qualche mio collega sta azzannando per colazione, mi viene sempre un po’ di avvilimento.

Ogni episodio del genere mi ricorda con prepotenza che no, non sto a casa mia, dove nessuno mangerebbe un panino così alle 8 del mattino, a meno che non sia stato a un rave nei due giorni antecedenti. Così come nessuno metterebbe un chilo di ghiaccio nel bicchiere d’acqua mentre fa un freddo cane che ti costringe al maglione di lana a settembre.

Comunque alle differenze alimentari tra casa e l’Inghilterra non ci penso spesso. Diciamo che ci penso quelle volte in cui mi viene voglia di mangiare la carbonara di Carlone, o la liva di mamma, o la pizza vera in un posto all’aperto un po’ alla buona, magari sotto a un pergolato, e invece mi rendo conto che se voglio mangiare fuori mi toccano o dei ristoranti pretenziosi e carissimi dove il cibo fa comunque schifo, o del pub food che dopo un anno m’ha decisamente stancato.

Però ecco, in generale della cucina non mi lamento troppo, e anche le cose che all’inizio mi parevano assurde, oramai non mi stupiscono più. Insalate light con 3 chili di maionese sopra, fusilli in scatola nel banco frigo, noodles disidratati per microonde, sandwich abbinati al te con latte, tutto normale. Guardo e passo.
E mi sento emancipata dal mio retroterra di buona cucina, pronta ad affrontare le privazioni del mondo, a mettermi nei panni dell’altro e a capire che alla fine è tutto una questione culturale e che se fossi cresciuta qua amerei alla follia la pie con dentro il chappy, tradizionale cibo inglese.

Insomma, con le differenze alimentari ci posso convivere senza problemi. Lo penso da mesi oramai.

Anzi no. Lo pensavo da mesi. Lo pensavo prima, fino a quando la nuova campagna pubblicitaria di Bertolli mi ha tolto il sonno. Il punto è questo: cosa fai tu, produttore italiano di olio extravergine di oliva, se vuoi esportare il tuo prodotto in un paese dove l’olio non sanno manco cos’è? Dove si conoscono solo l’olio johnson per la doccia e l’olio del motore e dove in cucina si usa solo il burro? Cosa fai tu, produttore di olio che vuoi per forza vendere il tuo prodotto a un popolo che dell’olio non sa cosa farsene?

La risposta è semplice: lo condensi e glielo dai sottoforma di burro.

Bertolli Gold - A new gold standard, A new buttery taste. E l'olio diventa burro.

Due manifesti da 10 metri di questa aberrazione alimentare mi aspettano sotto casa ogni giorno. E sono messi in posizione cruciale, in modo che uno domini la mia visuale all’andata e uno al ritorno. Mi fanno stare male.

Non sono più pronta a capire i gusti degli altri, non voglio più immedesimarmi in loro. Non mangerò il pane con l’olio-burro.

Soprattutto, non mangerò mai il pane con l’olio-burro bevendoci assieme una tazzina colma fino all’orlo di una brodaglia nera. Nemmeno se in cambio mi regali quel panorama lì e quella luce alla Woody Allen.

Se mi dite che questa aberrazione si vende pure in Italia non torno più.

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16 Risposte to “A new horror standard”

  1. ti do ancora un sei mesi di tempo 😉

  2. Giovy said

    L’avevo visto quest’estate e mi chiedevo “chissà che sapore ha”.

  3. taral said

    oh, come ti capisco…

  4. annamola said

    E se poi è buono? 😉

  5. Ron said

    Te ne ordino un quintale per l’officina, la confezione mi sembra comoda…..mamma mia è atroce…..

  6. alcesti said

    Pensavo che niente potesse battere gli spaghetti in lattina, e invece qui si profila un bel testa a testa.

  7. luca said

    ciao smila se vuoi ci sentiamo via mail e ti racconto di come e’ cambiata manchester, io ci abito dal 2000

  8. Non so se si venda anche in Italia, ma dopo la philadelphia alla cioccolata Milka, non mi spaventa più niente.

    • smilablomma said

      ma lo sai che qua, oltretutto, la philadelphia è con la cioccolata cadbury? a ogni paese la sua cioccolata preferita! non la mangerò mai!

  9. Iolanda said

    io sono a Manchester da circa 3 settimane e rimango sempre più stupita e scioccata da ciò che gli inglesi sono in grado di mangiare…i fusilli in scatola o quelli nel barattolino con la salsa da versarci poi sopra è una delle cose di cui non riesco a farmi una ragione. Oppure le infinità di cibi pronti, dal mezzo cetriolo in busta di Sainsbury’s sino a veri e propri pasti precotti. Poi dico io: cosa ci vorrà mai nel pulire un cetriolo o due gambi di sedano?Bah!

  10. Eilan82 said

    Oh mio Dio cos’è ‘sta zozzeria!!!! O___O”
    Mamma mia ragazzi… ce ne vuole di coraggio per mettere in vendita certa roba… -__-”

    Non so se ci sei mai stata, ma su Deansgate c’è “Katsouris” (hahahaha vabbè), un negozietto/ristorantino/caffettino/luogo per il brunch domenicale in cui si trovano spesso robine italiane moooooolto interessanti e in cui è anche possibile comporre da soli le proprie insalate da mangiare lì o portare via! *__*
    Io ci avevo trovato il panettone e i Pan di Stelle! Hahahahaha 😛

  11. Jo said

    Se cerchi una ragione a quel prodotto devi guardare il marchietto in alto a destra nel cartellone. (Strano che a te sia sfuggito…)
    Di italiano è rimasto solo il nome.

  12. Alberto said

    Nel 2008 Unilever cede il marchio internazionale Bertolli, insieme allo stabilimento di Inveruno, per 630 milioni di euro, al gruppo spagnolo Sos Corporaciòn Alimentaria S.A. oggi divenuto Deoleo S.A. già proprietario dei marchi Carapelli, Sasso, Minerva Oli e Friol, trattenendo però per se tutti i prodotti diversi dall’olio a marchio Bertolli, come la margarina, i condimenti per la pasta e i cibi congelati[

    In pratica la Unilver s’è tenuta tutte le schifezze, spacciandole con un marchio italiano.

    Ah. Ed è ufficiale. DI italiano è rimasto pochissimo.

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