Vivere in Inghilterra: weekend con l’ospite

3 settembre 2012

Invitare gli amici a cena è una delle cose che mi mancano di più in questa mia vita in Inghilterra.

La cena a casa con gli amici è uno dei motivi per i quali vale la pena vivere. Le chiacchiere intorno al tavolo mezzo sparecchiato, le sedute stravaccate, le scarpe coi tacchi buttate in un angolo, le confidenze che si fanno più grandi quanto più le ore piccole. E tutta quell’atmosfera lì che sa di calore e di famiglia e che ha il gusto delle cose buone, nonostante si sia mangiato solo un piatto di pasta al pesto.

La cena a casa con gli amici è bella anche quando poi la serata è finita. Ci si sfrega le cosce pronti a ripartire, si inizia a sbadigliare guardando l’orologio e si decide che è ora di dormire. Uno si offre di buttare l’immondizia mentre esce, uno chiede un passaggio leccando dal bicchierino l’ultima goccia di amaro, un altro fuma la sigaretta della buona notte. Si progetta il prossimo appuntamento, che verrà puntualmente disatteso, e poi si chiude la porta dietro l’ultimo uscito.

Quando finisco di sparecchiare dopo una cena a casa con gli amici sono serena e godo per aver investito il mio tempo nel migliore dei modi, per non aver sprecato la giornata a lavoro e basta in una produttività sterile e insignificante. Allora mi sento piena e viva.

Gli amici amici, però, non ce li ho in Inghilterra. E così le cene cene non le posso fare. Mi mancano, sì, ma in cambio ho gli ospiti, quelli che vengono per restare ben oltre una cena. E’ tutta un’altra cosa.

Tutte le mie case sono sempre state piene di ospiti. Hanno dormito sui divani, per terra, in letti sovraffollati, in letti inaspettati, sui tavoli, sui materassi gonfiabili. Venivano in bici, in macchina, a piedi, al massimo in treno. Ma da quando sto in Inghilterra i miei ospiti fanno uno sforzo in più per arrivare da me: prendono l’aereo. E questo fa una grossa differenza.

english terraced houses

Gli ospiti di adesso risparmiano i soldi per il biglietto, chiedono dei giorni di ferie, comprano on line con largo anticipo, schiacciano mille cose in un solo bagaglio (rigorosamente a mano) e finalmente partono. Se i loro preparativi si somigliano tutti abbastanza, sono invece i loro approcci alla permanenza ad essere molto diversi tra loro.

Ecco allora le varie tipologie di ospiti riscontrate finora:

  • Gli amici amici: arrivano ed è subito casa. Se stessero un mese sarebbe comunque troppo poco. Vanno via e ti ci vuole una bottiglia di quelle buone per riprenderti dal distacco. Ogni volta più duro.
  • I redivivi: non li sentivi da anni. Hanno scoperto per vie traverse che vivi in un’altra nazione e questo è abbastanza perchè desiderino riallacciare i rapporti. Tu sei solo il tuo tetto, gratuito, sopra la loro testa in vacanza. Ciò non intacca la tua gioia di avere in casa una ventata di aria patria.
  • I latitanti: li conosci chissà come e non li hai mai frequentati, nemmeno quando vivevate sullo stesso pianerottolo. Ma ora loro sono da te, dopo una richiesta inaspettata e immotivata di ospitalità. La tua vita in terra straniera non gli interessa, e non hanno alcuna intenzione di parlarti della loro. Girano per la città per conto loro mentre tu lavori e hanno l’aria di sopportare a mala pena la tua presenza in casa quando rientri la sera. Potrebbero essere fuggiti dall’Italia per qualche losco motivo, del quale tu non sei comunque tenuto a spere niente. Tu sbuffi un po’, ma la loro compagnia è sempre meglio di niente.
  • I bancomat-addicted: scendono dall’aereo e si sentono già in debito con te. Provano a pagare tutto loro, dalla birra al pub alla bolletta dell’acqua arrivata proprio quel giorno. Spiegargli che loro per te non sono affatto una spesa non funziona e devi trovare escamotage alla 007 per riuscire a pagarti il biglietto del bus.
  • I sempiterni: al primo contatto ti annunciano di voler venire a trovarti per un weekend. Dopo quattro giorni di permanenza scopri che hanno prenotato il ritorno dopo una settimana. Per uno strano caso del destino porco, non si tratta mai degli amici amici.
  • I turisti: il loro unico interesse è girare il più possibile la città. Ovviamente insieme a te. Non si fanno fermare da pioggia, temperature polari o venti a cento nodi, e si stupiscono se non conosci ogni singola pietra della città in cui tu vivi da appena quattro mesi. Ti aiutano a conoscere un sacco di cose, ma quando vanno via hai bisogno di andare tu in vacanza da qualche parte per riprenderti.
  • I genitori: li vedi ed è subito nostalgia dell’infanzia. Loro vogliono prendere il pullman panoramico e tu vuoi solo chiedergli 10 euro; loro fanno la spesa e cucinano e tu vorresti avere la tv per poter litigare con tua sorella a chi tiene il telecomando. Quando ripartono capisci che la tua vita fa schifo e che vivere all’estero non ha alcun senso.
  • I puri: hanno preso le ferie, preso l’aereo, rinunciato al caldo patrio, solo per vederti. Per entrare nella tua vita in medias res, farti mille domande e reglarti del caffè buono. Della città gli interessa solo scoprire quali sono i tuoi posti preferiti, vogliono vedere coi tuoi occhi e capirti il più possibile. Sono come una lunga, terapeutica seduta di psicanalisi. O come un’interrogazione in cui prenderai 10. Spesso si sovrappongono con gli amici amici, ma non necessariamente. Ti vogliono bene e tu gli vuoi bene.

Ognuno di loro mi fa sentire a Manchester come se fossi a casa mia. Ognuno di loro si porta via casa quando se ne va.

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18 Risposte to “Vivere in Inghilterra: weekend con l’ospite”

  1. Giovy said

    Quando vivi in un altro paese è proprio così. Parola di un’ex emigrata.

  2. Old Holborn said

    sei semplicemente grandiosa!

  3. Ron said

    Sperando di rientrare nella categoria degli ultimi della lista, non vedo l’ora di venire “inthenewplace” trasformandomi in un “ospite sempiterno”!!! ; ) bellissimo post come sempre…miss you! ti scrivo presto, aggiornami anche tu! w i canini! Ron

  4. Liletti said

    i tuoi post mi piacciono sempre di piu’.. e questo post è assolutamente vero…

  5. Amica, voglio far parte di una categoria qualsiasi, magari riuscissimo a vederci 🙂

  6. taral said

    Bellissimo post! A casa mia si è recentemente aggiunta la categoria dei couch surfers: tutta gente interessante, provare per credere! 😉

  7. Joseph said

    Mi piace davvero molto il modo in cui descrivi le sfaccettature della tua vita a Manchester…complimenti! Perchè non scrivi un libro sul distacco dalla cultura italiana e l’integrazione col mondo anglosassone…?

  8. Da said

    Ah la sfregata di cosce di commiato! Un po’ come il bicchiere della staffa…un po’ come il brandy che crea un’atmosfera…un po’ come il se fossi cane bau se fossi gatto miao se fossi tardi ciao…
    P.s.: manca la categoria degli ospiti-tra-un-po’-non-si-sa-quando-ma-mo’-vengo- 🙂

  9. Eilan82 said

    Quanto mi riconosco in queste parole! 😉
    Però vedrai che anche gli amici che ti farai lì pian piano ti entreranno nel cuore e poi sarà moooooolto difficile lasciarli… 😛

    ps. Che si dice nella vecchia e fumosa Manchester? 😀

  10. natalia_pi said

    Smila, era un po’ che non passavo e come sempre non mi deludi. post bellerrimo, mi ci riconosco assai. un giorno verrò anche io a trovarti, con l’aria losca addosso. tu non lo sai, ma io verrò.

  11. Luca B. said

    Ciao ragazzi !! Mi chiamo Luca ho 22 anni e verso Aprile Maggio volevo trasferirmi a Manchester. Volevo avere qualche informazione sulla possibilità di trovare un impiego (non ho particolari pretese anche perché il mio inglese non è il massimo), e su il costo della vita. Ciao e grazie!!!

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