Leeds: note da una gitarella

2 agosto 2012

“Sai che domani vado a Roma un paio di giorni per lavoro?”

“Fico sorella, invece io e S. andiamo a Leeds”

“E perchè?”

“Così, per fare una gita!”

“E voi andate a fare una gita all’Inps?”

Leeds, foto da una gitarella

Ammaestrata egregiamente dall’instacabile amica Ron, ho colto al volo l’occasione di due giorni liberi per fare una bella gitarella a Leeds. Chè cambiare aria fa sempre bene.

Ho preso il mio bel puntualissimo, pulitissimo, nemmeno così caro trenino e mi sono avventurata. Il viaggio era cortissimo, ma comunque mi ero fatta un certo programmino di come passare il tempo in treno: ascoltare un po’ di musica, godere il panorama della splendida campagna inglese (vabbè sì, è ‘na scemenza, la campagna è tutta uguale, vista una volta l’hai vista tutta, mi sò messa pure gli occhiali da sole senza il sole per vederla di meno), leggere un libro, mandare qualche messaggio nostalgico agli amici. Insomma roba così, roba da “ammazziamo il tempo in treno”. E mi aspettavo che anche i miei compagni di viaggio facessero più o meno altrettanto: che ne so, con un sudoku, gli appunti di scuola, i videogames (si chiamano ancora così?). Macché!

In Inghilterra sul treno si beve! Cioè si beve proprio! Passa il tipo col carrellino e ti offre dei refreshments, ma mica solo caffè o lattes (latcheèès), macchè! Arriva tutto in livrea, col cravattino se è uomo e con il foulard se è donna e ti offre un prosecco (a pagamento, chiaro! non viaggio mica in prima classe!). E allora tutti ad ammazzare il tempo con bottiglie intere di spumanti e vini rosè (oggesucristo, i vini rosè!) e a sollazzarsi evidentemente fino a livelli di alcolismo notevoli, con le guance rosse rosse, le parole che si attorcigliano in bocca e commenti (diciamo) inopportuni a malcapitati di passaggio lungo il corridoio. E tra l’altro non era la prima volta che mi capitava di assistere a molteplici brindisi in treno.

Insomma, lì per lì sono rimasta un po’ colpita da questa strana pratica, soprattutto considerato che in questo paese vige una sorta di nuovo proibizionismo per cui non puoi girare per strada con una birretta in mano e dunque pensare di fare festini alcolici sul treno mi aveva dato da pensare. Però, oh, ora lo so, prossima volta lo faccio pure io. Via il libro, vai di bicchieruccio ché magari si socializza pure col vicino brillo.

Ancora piena di stupore e ammirazione per la pratica del vinotrain, sono arrivata in hotel e ho trovato lui:

letto a tre piazze

il letto a tre piazze.

E’ più largo che lungo. L’ho proprio misurato, non l’avevo visto mai.

Non me lo aspettavo. Ho provato un misto di incredulità e paura nel vederlo, non mi fidavo. Così ho solo posato la valigia e sono uscita di corsa.

Più tardi poi ci ho dormito: ho passato la notte aspettandomi che da un momento all’altro spuntasse una terza persona reclamando il suo posto. Dormivo con un occhio solo, per controllare la situazione. Poi la mattina è arrivata, non si era presentato nessuno, mi sono tranquillizzata e ho capito che tra me il letto a tre piazze adesso ci può essere amore. Lo voglio.

Peraltro realizzo solo ora che l’idea che l’eventuale terza persona potesse essere una donna non mi aveva affatto sfiorato. Ovviamente mi aspettavo un uomo. Fico.

Entrambi i giorni a Leeds tutto mi è sembrato bellissimo: la stazione, le strade, le persone, i locali, le piazze, i negozi, i mercati. Pure il freddo non era così freddo e le nuvole non erano così spesse. E la birra era più buona e i panini più farciti. Sono stata due giorni in questo mood di esaltazione totale.

Poi dopo l’ho capito: fichissimo era l’essere in vacanza, Leeds alla fine belletta ma niente di ché.

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7 Risposte to “Leeds: note da una gitarella”

  1. misfits83 said

    Io non sono mai stato su un Treno di Inghilterra, ma leggendo i libri di Irvine Welsh puoi trovare molti momenti in cui i ragazzi, i vari Mark Renton, Francis Begbie, Spud, Sickboy, programmando grandi spostamenti si organizzano con quelli che loro chiamano “i beveraggi”…Anche nel Film, mentre viaggiano in bus verso Londra, si vede Spud che sorseggia avidamente una bottiglia di Jack Daniel’s Old No. 7 Brand Sour Mash Tennessee Whiskey, che per gli amici è semplicemente “Jack”!….ma secondo me il “the best event” in questo caso è seguire una squadra in trasferta! è come andare ad un Festival!!! Mi ricordo quando è venuto il Celtic e il Leeds a Milano, è stato un disastro :-))))

    • Hai ragione, non ci avevo pensato! Forse è che su un treno normale, senza destinazione partita o concerto, m’è parso strano vedere gente a bere di pomeriggio. Però sì. Tra l’altro con Irvine Welsh ho appena avuto uno scontro frontale: non riesco a leggere il suo ultimo libro perché è scritto tutto in quel dialetto assurdo che parlano dalle sue parti. E’ troppo per me. Non capisco niente!

  2. voglio.anch’io.quel.letto.
    E comunque neanch’io sapevo la cosa dei treni inglesi, ma buono a sapersi, uno si porta, chessò, il gin lemon da casa e fa festa insieme agli altri avvinazzati di rosè. Olè.

  3. Giovy said

    Sono passata per Leeds col treno l’anno scorso e devo dire che mi ha incuriosito.
    Ci sentiamo presto Smila!! 🙂

  4. niki said

    Invece in Spagna, se chiedi una stanza matrimoniale, ti danno un letto da una piazza e mezzo.
    A Leeds, troppi anni fa, avevo degli amici proprietari di un pub storico, non ci sono mai stata, ma Heather, la sorella, veniva tutti gli anni a casa nostra e per tutta la sua permanenza ci preparava dei dolci da urlo!
    … preferisco gli inglesi agli spagnoli. Si nota? Anche la lingua è mooolto più divertente.

  5. Andrea said

    Ciao, non so come ho fatto ad autoeliminare tutto il pippoto in risposta alla tua lucidissima “analisi” emotiva dell’andare via e dello stare fuori dall’Italia (al di la’ dei pro e dei contro, cmq interessanti).
    Ti scrivo ora qui per dirti che io a Leeds ci ho vissuto quasi un anno, tra il 2003 e il 2004. La citta’ non e’ stupenda (come non lo e’ Manchester) ma c’e’ un bel fermento tra gli studenti universitari..
    Allora quando andai a Leeds avevo 19 anni, facevo l’apprendista cuoco e mi ingozzavo di buona musica e concerti..
    Poi sono tornato in Italia, mi sono iscritto all’Universita’ inseguendo il sogno di insegnare (sono laureato in filosofia) ma alla fine, ad oggi, a due anni dalla laurea, tutto quello che ho sul CV e’ un ammasso di esperienze tutte diverse (alcune anche interessanti ma non ci ho visto un euro..).
    Oggi, nell’ultimo periodo soprattutto, sto pensando seriamente di tornare in England. E forse tornero’ davvero, dietro i fornelli di qualche ristorante..

    Ciao,

    Andrea

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