Pensavo fosse guerra e invece era finesse

26 giugno 2012

Il giorno di Italia-Inghilterra ero molto preoccupata. La partita era stato per giorni l’unico argomento di conversazione dei miei colleghi inglesi e dei miei amici italiani qui. Tutti agitati, tutti agguerriti, tutti tesissimi.

Pure senza essere la tifosa numero uno mi sentivo nervosa. Sono uscita di casa guardandomi le spalle, subito pentita di non aver pensato di mimetizzarmi meglio prima di avventurarmi per le strade.

Avrei dovuto farmi una toppa gigante in testa o indossare dei leggings leopardati fucsia e gialli, o almeno almeno portarmi appresso un pacco da sei lattine di qualche bibita verde gassatissima. Invece ero io, la solita me, visibilmente non inglese, evidentemente italiana.

Mancavano due ore alla partita e le strade erano vuote come quelle intorno ai saloon dei film western. Il vento sfogava la sua forza contro le cartacce e i semafori lampeggiavano a vuoto. Una città fantasma.

Ho fatto un respiro profondo e sono entrata nel pub con aria circospetta. Mi aspettavo barricate a dividere le due tifoserie, insulti preventivi volanti da una parte all’altra, fiumi di birra a scaldare gli animi, servizi d’ordine degni dello stadio. Mi aspettavo di trovare gli hooligans.

Green Street Hooligans - movie poster

E invece no.

Invece dentro c’erano, serenamente mischiati agli italiani, dei tranquillissimi ragazzi inglesi. L’unica cosa vera della mia previsione erano i fiumi di birra, giustamente.

E’ partito l’inno italiano, cantato a squarciagola dai nostri. Poi è partito l’inno della regina, ma gli inglesi stavano bevendo e non hanno cantato.

Poi è iniziata la partita ed è stato tutto un “ah, state giocando benissimo; siete veramente più forti di noi; ah, noi facciamo pena, i vostri sono troppo grandi perderemo sicuro”. E mentre io mi aspettavo gli insulti, le mazzate o almeno qualche battuta focosa, stavano tutti lì a fare amicizia.

Mi aspettavo le risse e le guerriglie urbane e invece ho trovato i campioni di finesse, gli inglesi come te li immagini a prendere il tè con la regina. Educati, gentili, accomodanti. Forieri di fair play fino alla fine, quando hanno fatto partire gli abbracci al nemico pieni di “well done, mate”.

englishman

Sono tornata a casa stupefatta. E pure un po’ annoiata.

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4 Risposte to “Pensavo fosse guerra e invece era finesse”

  1. natalia_pi said

    Il mio collega Rob come prima cosa mi ha detto “well played yesterday!” e io come una cojona stavo per fagli una pernacchia, perché sono un’idiota infantile, e perché sono connazionale di Totò. ma mi sono dominata, e gli ho detto abbè, considerato quante volte abbiam tirato in porta dovevamo proprio passare noi (che almeno è oggettivo. e non sbruffone.)

  2. Ron said

    No, vabbè Smila, non ci sono nemmeno piu’ gli inglesi di una volta!

  3. manoel said

    col rugby e’ ancora peggio. c’e’ la third half. il terzo tempo. dopo la partita si socializza con gli avversari.

  4. Gems said

    Ron e Smila gli inglesi di una volta so finiti a Ciampino Town e sono dei piloti grezzissimi che il giorno prima della partita fischiettavano allegri nella Crew Room dell’aeroporto convintissimi di vincere! Ad uno di loro Ory ha chiesto “why you are so happy today?!” e quello gli fa “because tomorrow my two english balls will go into the Italian door!” potete immaginare dove ha messo le mani!
    Se ci tenete la prox volta che ci rivediamo tutte ve li faccio conoscere! 😉

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