English-style cocktail party

31 gennaio 2012

cocktail party

-“Oh, sabato festa da me! Porta chi ti pare e qualcosa da bere.”

-“Daje!”

I giovani non trovano lavoro e gli adulti li stanno licenziando, le fabbriche sono chiuse o stanno per chiudere, la pioggia lascia morti quanto il terremoto, i trasporti pubblici fanno pena, le pensioni non esistono più. Insomma una tragedia dietro l’altra, una crisi che più crisi non si può. Magari tra un po’ mangeremo pasta scotta, ché fa più volume e riempie di più.

Insomma, l’Italia è un paese finito. Perché? Manchiamo di organizzazione, gente! Ma dove ci presentiamo?

Mi sono resa conto che in tutti questi anni ho sbagliato clamorosamente lasciandomi guidare dall’entusiasmo anzichè da un’agenda, cedendo alla goliardia anziché lasciare spazio all’efficienza, lanciando un urlo laddove serviva un foglio excel! Oh, me, oh, scema!

S. è stato invitato ad un cocktail party che è stato utile per dare un senso a molte parole sconosciute in Italia, come ufficialità, organizzazione, rigore, tolleranza zero.

Io gli inviti alle feste li ho sempre fatti in meno di 140 caratteri, pure quando non c’era Twitter. Pensavo che per fare festa servisse solo avere una casa a disposizione e un giorno dopo non troppo impegnativo. Sbagliavo.

Dopo aver incontrato ad una riunione questa studiosa di non so cosa, S. è corso a casa a controllare la posta, sapendo già che avrebbe trovato la mail di questa tipa relativa ad un cocktail party prossimo venturo. E infatti, passate appena due ore dalla fine della riunione e mancando ancora una settimana all’evento, la mail era già lì, con scritto il giorno della festa, l’indirizzo della casa, i numeri dei bus che dal centro arrivano a quella zona e l’orario di inizio (h.20.00. O’clock!! dunque giammangiati). E fino a qua si era sviscerato il concetto di organizzazione. Ma non era tutto.

C’era da rispondere il prima possibile per ricevere poi l’ulteriore mail “con maggiori dettagli”. E qui lo sciocco si chiede quali altre informazioni possano servire.

S. mette subito in chiaro la sua italianità sottolineando che lui considera l’invito rivolto anche a me e al nostro ospite di quel weekend, dunque ci presenteremo in tre, se lecito. Brivido. Risposta affermativa della studiosa, la quale aggiunge in calce alla mail: “in allegato trovi gli altri dettagli”. E qui, chiarito il concetto di ufficialità, arriviamo al rigore: un foglio excel con dentro una tabella complicatissima con delle equazioni a più incognite, seni, coseni e alcune radici quadrate per arrivare al risultato che ogni invitato deve portare delle cose da bere. Delle specifiche cose da bere!

A noi toccava: 1 bottiglia di gin, una di vodka, una di granatina e un pacco di ghiaccio. Fatica per interpretare la complicatissima tabella, incazzo per la prospettiva di una spesa costosissima e frustrazione per non sapere cosa sia la granatina.

Arriviamo finalmente alla festa, senza granatina e con un ritardo politico di 1 ora e mezza. Ci apre la padrona di casa ed è subito chiarito il concetto di tolleranza zero. L’assenza di ghiaccio e granatina lascia tutti un po’ perplessi, ma cerchiamo di superare l’imbarazzo con il tema successivo, ossia: ” e questo?”. “Ho preparato un documento con tutti i cocktail che si possono fare con gli ingredienti a disposizione. Se cerchi ad esempio “vodka” il documento ti trova tutte le ricette che la contengono. Qui c’è il computer, qui erbe e decorazioni, qui i pestelli, qui gli shaker, qui tovaglioli e cannucce, qui i bicchieri lunghi e qui quelli a cono, qui lo zucchero di canna, lime, limone e tutti i frutti….”. “Ok, capito, versami qualunque cosa, ma subito!”.

Per fortuna anche se i metodi organizzativi del party inglese differiscono parecchio dai metodi italici, le finalità sono le stesse: abbiamo bevuto. Parecchio.

E a quel punto lo shock è stato rimpiazzato da un trenino hawaiano.

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9 Risposte to “English-style cocktail party”

  1. Giovy said

    E quindi… evviva le finalità!

  2. demopazzia said

    Ecco io non me la sento di dire che questa festa sia molto rappresentativa delle feste britanniche. Io mi ricordo vasche da bagno piene di ghiaccio con dentro di tutto. Il cocktail più elaborato era whiskey e coca cola. Ma forse solo perché eravamo universitari…
    Però via, non sapere cos’è la granatina!

  3. io cmq preferisco il powerpoint all’excel, per i miei parties.

  4. inettaavivere said

    toglimi una curiosità smila.. c’erano i festoni californiani?

  5. inettaavivere said

    certo che vale

  6. hellpesman said

    oh giudaballerino un excel per bere???!!! neanche io sarei arrivato a tanto…. cmq il finale del post non ha prezzo: E a quel punto lo shock è stato rimpiazzato da un trenino hawaiano.

    a queste parole sono collasato dalle risate!

  7. inetta a vivere said

    smila non puoi lasciare i tuoi lettori senza post per così tanti giorni. che ti succcede??

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