Bye bye, minimum wage

6 dicembre 2011

Dopo diversi giorni di lavoro senza sosta per l’apertura di questo nuovo ristorante (e dopo svariati assaggi di pizze napoletane che non mi erano mai sembrate così buone), ieri mi sono trovata al fatidico momento della firma del contratto.

Seduta ad uno di quei bellissimi tavoli di granito che avevo appena finito di pulire, spostare, apparecchiare, ho iniziato a compilare pagine e pagine di documenti con scritto tutto su di me e le mie precedenti generazioni. Ho anche dovuto fare un conto approssimativo dei giorni di malattia degli ultimi 3 anni, cercando in qualche modo di spiegare a un’inglese che la malattia nel contratto a progetto non è prevista, e non perché ti fanno il megavaccino foriero di vita sempiterna. Poi sono arrivata al momento cruciale.

Accanto alla parola “wage” c’era uno spazio bianco. Da compilare. Cazz. La mia capa mi dice di lasciare in bianco ché poi quella cosa la discutiamo dopo. Ari-cazz. Inizio ad innervosirmi. Più che altro con me stessa, perché che cavolo lascio un lavoro che già ho, per giunta a 2 passi da casa, per andare a farne un altro più lontano e farmi pure pagare meno? Mi sale il nervoso e comincio a odiare tutti e soprattutto me stessa, per non essere mai capace di trattare degnamente l’argomento soldi. Chè poi si sa che quando non ne hai per niente, come me, sei costretto a parlarne sempre, perché i conti non tornano mai. Allora, cavolo, dovrei essere preparata sull’argomento, no? No.

Continuo a compilare. Non ho strane malattie, non sono allergica a niente, certo che ho lavorato dal 6 aprile ad oggi sennò ero morta, no?

Vabbè finalmente, con l’insofferenza fino a sopra ai capelli, la capa mi chiama all’appello. Vado subito al sodo e le ridico la questione della mia paga, ché lì il foglio è in bianco.

Lei mi dice sì aspetta, fammi ricontrollare con l’altra capa questa cosa. E io dico porca-miseria-mo-sto-locale-lo-ribalto. Va a controllare. Torna e mi fa: “E’ che abbiamo visto ieri che sei brava, perciò non ti facciamo partire dalla paga base. Ti diamo di più”.

Ecco.

E dovrei stare ancora a chiedermi perché sono emigrata?

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3 Risposte to “Bye bye, minimum wage”

  1. Decisamente no mia Cara!!! Perchè nella vita è importante si, farsi domande, ma ciò che è realmente importante è farsi quelle giuste! E visti i risultati di questa giornata la domanda giusta non é “ho fatto bene ad emigrare?” bensì :
    “Esiste ancora al mondo qualcuno in grado di riconoscere il valore del mio lavoro ?” Ebbene Si!
    E soprattutto se mai dovessi sentirti sola in questa tua scelta…sappi che non è così…Hai tutto il mio appoggio….e su tutta la linea!
    Un abbraccio!

  2. Ron said

    Questo post è come un avvincente thriller…
    sono rimasta col fiato sospeso fino alla fine e ovviamente, da povera giovane donna italiana, già immaginavo il gran finale con morti e spargimento di sangue! e invece..
    invece il meritato, inaspettato, british happy ending! brava love, sei il nostro orgoglio! se continui cosi’, tra due settimane e mezzo il boss sei tu!!!

  3. Giovy said

    Basta dire UK per darsi un motivo…

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