minimum wage

16 novembre 2011

Ok, non è il pub inglese che mi ero prospettata alla partenza, ma è sempre il massimo dello stereotipo dell’emigrante: il ristorante italiano (o sedicente tale).

Faccio la cameriera in questo posto dove il menù è scritto tutto in italiano ma cucinano cose che io in patria non ho mai visto. Ma del resto a me quello che interessava era la parte inglese della questione, i soldi! Siamo al minimum wage, ossia una cifra che per un inglese laureato sarebbe motivo di amarezza ma che per una sua pari italiana precaria da 6 anni è un miraggio come l’acqua nel deserto. Sì, ho fatto i conti. Per guadagnare quello che prendevo in Italia stando in ufficio tutta la settimana fino a sera ci metto 3 giorni e mezzo. E in più ho ferie pagate, malattia, tempo indeterminato, cene incluse. E anche le mance! E zero responsabilità, visto che il massimo che mi può succedere è versare un caffè per terra. Ah, sogno o son desta?

Sì vabbè, è una palla certo. Sgambetti in su e in giù per 8 ore, sorridi a gente che vorresti sotterrata, non puoi picchiare quelli che ti chiedono il cappuccino dopo la bistecca, ma confermo che c’è molta più dignità in questo che nell’ufficio italiano.

Il problema è che in Italia cercano di convincerci, e alcuni ci credono pure, che il lavoro ti paga in soddisfazione e che se parli di soldi manchi di bon-ton. Certo, che ti importa di guadagnare 500 euro al mese se poi però puoi dire “eh, ma io ho un mucchio di responsabilità, gestisco 5 persone e l’azienda ha totale fiducia in me”? Che ti importa se sgobbi 50 ore a settimana ma vivi ancora coi tuoi perché non puoi permetterti un affitto se però puoi dire “al morning meeting il mio management della scorsa week è stato apprezzatissimo dal CEO?”. Già, che ti importa?

Ecco, questa è la differenza tra il lavoro in Italia e il lavoro in Inghilterra (cioè, nel resto del mondo). In Inghilterra quando rispondi ad un annuncio (sì, un annuncio, non la chiamata dell’amico di tuo zio che conosce un prete) sai già quant’è la paga base. Sai anche ogni quanti mesi (non anni, non decenni) quella paga sarà riconsiderata dall’azienda (spontaneamente, senza che tu vada a elemosinare l’aumento col cappello del nonno in mano). In Inghilterra lo sanno benissimo che andare al mare è meglio che lavorare, indipendentemente dal tipo di lavoro tu stia facendo. Perciò se dici che vuoi lavorare part-time per avere del tempo libero per fare le tue cose ti sorridono e ammirano la tua creatività, non pensano che sei un pigro da evitare. Ti chiedono cosa ti piace al di fuori del lavoro perché lo sanno che uno che ha la testa per una cosa sola non vale niente, tanto più se questa cosa è solo il lavoro. Fossero le donne o il calcio o il gioco d’azzardo, lo capirrebbero di più. In Inghilterra se cerchi lavoro prima di Natale te lo chiedono loro quanti giorni di ferie vuoi per tornare in patria a passare le feste con i tuoi familiari, non devi inventare che è morta tua nonna. E vabbè mi fermo qua ché mi pare il concetto sia chiaro.

Sì, non è il paradiso. E’ la dignità del lavoro. Una cosa che qua si possono permettere pure i camerieri col minimum wage, non solo i politici con l’autoblù. Una dignità che a pensarci bene per uno che viene dall’Italia un po’ il sapore di paradiso ce l’ha.

Io, bando all’avarizia e al desiderio di accumulare denaro inutile, ho deciso di non lavorare full-time, ché chi me lo fa fare? Voglio la mia vita, voglio fare i quadernini, andare ai concerti, passeggiare per la città, continuare lo yoga, dare pure qualche lezione di italiano tanto per socializzare, cucinare leccornie che al ristorante se le sognano e ovviamente cercarmi pure un lavoro più qualificato, ché lo so che qua c’è chi, anziché sfruttarmi, mi farà fruttare.

Sì, faccio la cameriera e mi sento molto meglio!

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11 Risposte to “minimum wage”

  1. Ron said

    di’ a peppino\mario\gennaro\antonio o come altro si chiama il tuo capo, che da gennaio l’altra metà delle ore del tuo part-time la vengo a fare io….serve la camicia bianca a maniche corte o lunghe?!?
    love you smila, love you a lot….

  2. vai smila, adoro questo post!
    fanculo al lavoro gratificante!!

  3. Da said

    Il miglior manifesto di quello che non va in Italia. Mandalo ai giornali.

  4. cinzia said

    io aggiungo:magari in Italia ti facessero fare la cameriera senza avere nessuna raccomandazione o anche senza esperienza..qua nn solo la paga è di m…a ma senza le regole sopra nn puoi farlo!!E cmq cug il tuo lavoro è bello e poi la divisa è total black,meglio di cosi’??!!!!Cmq in bocca al lupo e….a quando le ferie?????

  5. MG said

    Smila, inutile dire I’m with you!!!!!!

  6. Strega said

    Bellissimo post!!

  7. Federilla said

    Ciao Smila.
    Bel post.
    Noi ci siamo appena trasferiti da Dublino a Barcellona e speriamo di non pentirci. Peggio che in Italia comunque non può essere. Quando volete venire a farvi un bagno nel Mediterraneo fate una telefonata.

  8. […] Minimum wage. Lettissimo, ovviamente. Siamo tutti disoccupati o quasi perciò l’argomento è tristemente attuale. […]

  9. stazzitta said

    oddio che gioia avere tue news, quindi stai bene, guadagni e magni come un porco zuppe del tesco, sono felice cicci!

  10. Alberto said

    “non puoi picchiare quelli che ti chiedono il cappuccino dopo la bistecca” LOLLLLL !!!!!

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